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Italia e Svizzera ripartono "alla pari" sulla questione del valico del Madonnone. L’ipotesi di sdoppiare il passaggio fra Italia e Svizzera a Lavena Ponte Tresa (lasciando al solo transito turistico, nella migliore delle ipotesi, il viadotto cittadino sul Tresa) con relativo spostamento della viabilità lungo la sp 61 è di fatto congelata, dopo l’ultima riunione del gruppo di lavoro italo-elvetico tenutasi a Ballinzona. A dare la notizia la stessa amministrazione di Lavena Ponte Tresa, che ha partecipato al tavolo, assieme ai colleghi di Cadegliano Viconago, di Ponte Tresa Svizzera e di Croglio, della Comunità montana di Valganna, dell’Associazione Comuni Regione Malcantone e della Commisione regionale dei trasporti. Al tavolo sedevano anche i rappresentanti del Dipartimento del territorio, della Regione Lombardia, della Provincia di Varese, delle Dogane italiane e di quelle svizzere. «In questa sede si è deciso di ridiscutere da capo del problema relativo alla "nuova" dogana – spiega Alberto Zocchi, assessore al commercio di Lavena Ponte Tresa – in modo da offrire al gruppo di lavoro costituitosi un anno fa la possibilità di compiere uno studio su come e dove ripensare la dogana, come coinvolgere il territorio e quali effetti questo collegamento avrà sulla popolazione». Dichiarazioni di soddisfazione, insomma, da parte dell’amministrazione pontetresina, che da anni sta contrastando l’ipotizzato abbattimento del viadotto a favore della nuova dogana. Secondo i progetti svizzeri, infatti, il nuovo collegamento dovrebbe sorgere in località Madonnone, a Cadegliano Viconago, lungo il Tresa. «Da parte italiana , invece, ancora il buio, – precisa Zocchi – senza nessuna voce di spesa per la realizzazione del collegamento». L’opposizione dell’amministrazione a questo progetto, che di fatto sposterebbe il traffico turistico dalla città all’asse del Tresa (in un’area dove, tra l’altro, sono interdetti i collegamenti con Luino) e dei commercianti, hanno spinto il sindaco Donata Mina Stocchi, l’anno scorso, a istituire un tavolo, il "Gruppo tecnico di accompagnamento per gli sviluppi pianificatori della regione della Valle transfrontaliera del Tresa”, comprendenti le parti italiane e svizzera. «Oltre allo studio sul territorio – conclude l’assessore – continueremo il pressing nei confronti di provincia, regione e governo per attivarci affinché la questione del valico venga definita di pari passo con le autorità elvetiche (che sono pronte e che stanno lavorando da trent’anni su questo progetto) in modo da non trovarci anche questa volta impreparati»
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