Permessi di soggiorno: perché tutto il peso è sulla questura?
L'ipotesi di decentrare ai Comuni la gestione dei permessi è caldeggiata da più parti, anche dal sindacato di polizia Silp Cgil. La soluzione libera 700 poliziotti in tutta la Lombardia
L’annuncio di una circolare ministeriale che risolve il problema ferie per i lavoratori extracomunitarie che non hanno ancora ottenuto il rinnovo del permesso di soggiorno, è una buona notizia. Le code in Questura davanti l’ufficio immigrazione però rimangono e le statistiche confermano che a Varese i tempi di attesa per la gestione delle pratiche sono ancora troppo lunghi, intorno ai 5 mesi, nonostante lo sforzo del personale e della questura stessa. Inoltre nel periodo di attesa per il rinnovo del permesso di soggiorno, gli immigrati perdono praticamente ogni diritto fondamentale: il diritto all’assistenza sanitaria, cambiare la residenza, cambiare lavoro. «Questa situazione – spiega Giorgio saporiti, segretario provinciale del Silp Cgil – costituisce una spinta verso il margine della legalità, che già di per sé può portare effetti negativi sulla vita sociale e sulla sicurezza. Per gli immigrati l’impossibilità di disporre tempestivamente del permesso di soggiorno rinnovato comporta in pratica conseguenze drammatiche e disumane. Ad esempio nel caso di gravi infortuni o esigenze familiari, come i decessi di congiunti, gli immigrati non possono raggiungere il loro paese in quanto in mancanza del permesso rinnovato non hanno garanzie sulla possibilità di rientrare in Italia».
La situazione non sembra essere migliorata nemmeno con il sistema della doppia prenotazione che carica il personale della questura di ulteriore lavoro e aumenta i disagi per gli extracomunitari, che per una prenotazione devono perdere due giorni. «Se oltre a tutto questo – continua Saporiti – si somma che agli ingombranti effetti dell’attività delle agenzie, non ha fatto riscontro un reale credito verso le organizzazioni di volontariato, sarà facile immaginare quanto abbiano ragione coloro che hanno più volte manifestato la drammaticità della situazione».
La soluzione di aprire sportelli nei comuni dove risiedono i cittadini stranieri, per gestire le pratiche dei permessi di soggiorno – soluzione caldeggiata da più parti – è ancora ferma nel mondo delle idee visto che l’ accordo urgente fra Provincia e Questura non c’è ancora stato. «Il paradosso – conclude Saporiti – è che siamo nella patria del decentramento amministrativo. Siamo di fronte ad incompletezze normative, visto che manca il regolamento di attuazione della Legge Bossi-Fini, ed organizzative, appunto i protocolli di intesa con gli enti locali. Se questi problemi fossero risolti consentirebbero di recuperare al territorio circa 700 poliziotti nella sola Lombardia, magari proprio per potenziare l’attività di contrasto alle organizzazioni che truffano o sfruttano gli immigrati».
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