«Varese, città in crisi»
La relazione sul bilancio 2003 e i dati Istat rivelano un calo demografico ed un' economia in stallo. I Ds «A rischio l'egemonia in provincia»
Calo demografico, diminuzione degli addetti all’industria, un terziario che non decolla, la perdita di attrazione per i flussi migratori.
I dati che fotografano la Varese non sono faziosi.
Sono le cifre che emergono dalla relazione della giunta in merito all’esercizio comunale 2003, la cornice in cui si inserisce la filosofia del bilancio definitivo per l’anno trascorso approvato dalla maggioranza della Casa delle Libertà.
Analogamente le stesse cifre sono la molla che consentono ai Ds di presentare una lunga "mozione di sfiducia" alla giunta Fumagalli; una dichiarazione di voto contraria che travalica il semplice bilancio annuale e si riflette su una critica dell’intera legislatura presente così come del primo governo Fumagalli.
«Una riflessione sul rendiconto non asettica – ha esplicitato il consigliere diessino Maresca – ma guardando alla città reale e facendosi carico dei problemi veri dei varesini, ossia da veri politici».
Questi i dati: evidente è l’erosione dei residenti. Tra il 1991 e il 2001 si sono persi 2000 abitanti. Il 2002 ha visto i varesini scendere sotto la soglia delle 80mila unità. Un dato che stride con l’aumento di circa 15mila persone in Provincia e con la crescita a Gallarate e Busto.
La popolazione varesina è invecchiata: il 19,8% sono anziani sopra i 65 anni.
Oltre a ad essere in tendenza con un saldo naturale negativo – la scarsa natalità – la città presenta anche un saldo migratorio negativo. Vale a dire scarsa attrattività da parte di nuovi soggetti.
Altri dati completano il quadro, e sono il frutto di una comparazione emersa dall’ultimo censimento Istat: l’occupazione industriale arriva al 26,6%, contro il 35% al sud della provincia.
Superiore è invece la media nel commercio, 23,6%;
37,9% è il tasso di occupazione nel terziario che fatica a decollare, mentre l’11, 8 lavora nelle istituzioni. Crescono poi negli ultimi cinque anni gli avviamenti circoscrizionali, da 9.172 agli attuali 17.330, ma a ritmo molto inferiore rispetto a quelli di Gallarate.
«Una città con queste caratteristiche – afferma Maresca – poco accogliente, poco produttiva e non soddisfa i bisogni dei suoi abitanti, è una città in crisi, che rischia di perdere il suo ruolo egemone».
Ma ci sono altri dati che inquadrano una situazione in progress, cui politicamente, occorre dare risposta: «A Varese – continua il consigliere – il 41,7% delle nuove assunzioni riguardano donne e l’88,1% sono lavori con contratti atipici».
Uno svolgersi sociale che fa aumentare processi di flessibilizzazione e precarizzazione, accresce i bisogni di servizi di conciliazione, le richieste di servizi per l’infanzia e gli anziani».
E la precarietà rende i costi dei servizi troppo incidenti sui guadagni.
Scenario da «fuga dalla città» come ha aggiunto Montalbetti della Margherita.
E qui si apre la critica politica vera e propria rivolta alla gestione del carroccio. Maresca cita un dato, tratto da uno studio comparativo sugli ultimi bilanci comunali dal 1997 ad oggi che sarà presentato nelle prossime settimana: «Nel 1997 la spesa corrente per i servizi alla persona – istruzione, cultura, sport e servizi sociali – incideva per il 38,1% sul totale della spesa corrente. Un’incidenza oggi scesa al 33,6%». Fuori dalle percentuali, grosso modo, si tratta di cinque miliardi di vecchie lire in meno. Meno investimenti e aumento delle tarifffe.
L’assessore Soletta e la maggioranza hanno difeso compatti la manovra 2003 spiegandone le ragioni e la filosofia: «Ragioni di buon governo, di oculatezza, di necessità di copertura adeguate alle spese». Ma non c’è bilancio "ragionevole" che tenga, né mediazioni possibili: «Mentre Varese deve chiarire la sua vocazione – conclude Maresca – i politici locali inventano emergenze come la sicurezza o il decoro urbano. Ma l’emorragia di residenti è la spia di una incapacità di dare sviluppo alla città e risposte ai nuovi bisogni sociali».
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