«La qualità biglietto da visita delle nostre aziende»

La testimonianza di due imprenditori che hanno aderito al progetto di Centrocot e Camera di Commercio

Alberto Biganzoli e Gianluigi Parise sono due artigiani del tessile che hanno deciso di raccontare la loro esperienza dopo aver preso parte al progetto di rilancio del settore della Camera di Commercio e di Centrocot. Vulcanico e divertente l’intervento di Biganzoli, titolare della Bellora Flaide, attiva dal ’63, 13 dipendenti. Dopo una sfuriata contro i cinesi da un lato, e contro chi negli ultimi 10-15 anni, specie grandi firme ma non solo, "è andato a comprare semilavorati all’estero per quattro soldi per rivenderli a prezzi altissimi", aprendo così la strada all’invasione commerciale dall’Estremo Oriente, Biganzoli ha fatto una breve cronistoria della propria azienda. Per anni impegnata a lavorare in conto terzi arricchendo e abbellendo tessuti, durante la partecipazione al progetto l’azienda ha avviato una produzione propria di sciarpe in misto di lana e sintetico, impegnandosi a conseguire la certificazione di qualità Oeko-Tex oltre alla ISO 9001:2000. In particolare la Oeko-Tex prevede il rispetto di stretti requisiti, nel caso delle sciarpe quelli per i prodotti a diretto contatto con la pelle. «Vendere in proprio è ben diverso che lavorare in conto terzi: bisogna sbattersi, e parecchio anche. E’ un cambio di mentalità. Poi queste certificazioni indubbiamente danno fiducia al consumatore, che si sente tutelato». 
Gianlugi Parise è invece titolare della tessitura Grisotto, attiva dal ’59 e presente sui mercati esteri fin dall’84/’85. «Abbiamo 10 dipendenti e 1000 mq di strutture produttive. Facciamo fodere di alta qualità, articoli tecnici per le lavorazioni dei ricamifici, utilizziamo moltissimo le fibre artificiali. Abbiamo iniziato a modernizzarci fin dal ’92, adottando un sistema software per la gestione aziendale, poi abbiamo ottimizzato la gestione di ordini e offerte, schede tecniche, campionature. Ancora nel 2000 il 70% della nostra produzione andava all’estero, poi le cose si sono complicate. Tramite il progetto di rilancio, con la collaborazione di Centrocot, ci stiamo impegnando per la certificazione di qualità ISO 9001:2000. Fino a qualche anno fa ero contrario alle certificazioni, le consideravo uno spreco di tempo e denaro, poi ho capito che si tratta di un biglietto da visita sempre utile e talora, come nei bandi pubblici, assolutamente indispensabile». Il dibattito seguito alle testimonianze ha messo in luce l’estrema preoccupazione e il pessimismo prevalenti tra gli artigiani tessili, in contrasto con il cauto ottimismo della Camera di Commercio e di Centrocot, che considerano superata la fase più dura della crisi e prevedono una stabilizzazione per il 2005 : duri i giudizi degli artigiani presenti, in particolare, sull’inazione del governo. «Con chi sta Roma: con noi che produciamo o con chi delocalizza all’estero e si arricchisce senza dare nulla al Paese?» si è detto fra l’altro. Altre critiche sono state rivolte al sistema delle etichettature, che vengono spesso falsificate facendo passare per Made in Italy ciò che è Made in China, o India, o Turkey.

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Pubblicato il 15 Luglio 2004
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