«Vogliono strozzare i comuni»
L'Upel rilancia il grido d'allarme: «Una guerra strisciante per diminuire le amministrazioni e ridurre le spese»
«È una manovra strisciante ai danni dei comuni. Vogliono strozzarli, impedir loro di esistere e diminuirli nel numero».
Non usa mezzi termini Silvio Fiorini, presidente di Upel, Unione provinciale enti locali, ex sindaco di Pino Lago Maggiore e presidente della Comunità Montana Valli del Luinese.
La stangata prevista dall’ultima manovrina finanziaria, quella dei 7,5miliardi di euro, rischia di investire come una tromba d’aria molte amministrazioni locali già al limite delle loro risorse.
Il testo della manovra, comma 11 dell’articolo 1, prevede infatti che la spesa "per consumi intermedi" degli enti locali non potrà superare l’ammontare annuo di quella sostenuta in media negli anni dal 2001 al 2003 ridotta del 10 per cento.
Fatti i calcoli, stimate in 14 miliardi le spese annue intermedie che verrebbero colpite, il taglio raggiungerebbe la stima di 1,4 miliardi. Tagli, ad aggravare le cose, che dovranno essere realizzati in sei mesi, a dispetto del fatto dell’essere già approvate dai bilanci.
«Ci stanno ammazzando – risponde Fiorini – ci vogliono costringere allo strozzamento totale. È una guerra sottobanco per costringere i comuni a consorziarsi e a fondersi».
Nel Varesotto esiste già un caso che si avvicina ad una situazione simile a quella descritta da Fiorini: i comuni di Ferno e Lonate Pozzolo che hanno messo in comune alcuni servizi pur rimanendo due entità amministrative separate.
La finalità è quella di ridurre le spese, dividendole.
«Ma il comune è troppo importante – continua Fiorini – non è pensabile sottrarre questa dimensione alle comunità».
La critica di Larini non è tuttavia una rivolta alla situazione contingente: «Non è giusto sparare sempre e solo su Berlusconi è una manovra iniziata prima anche con altri governi».
Secondo il presidente di Upel l’obiettivo non dichiarato di questa guerra sarebbe ridurre il numero dei comuni italiani dagli attuali 8100 a 6000, facendo in modo di creare dei consorzi tra comuni in difficoltà.
«È un processo in atto anche in Svizzera. Ma li lo stanno facendo con la politica della persuasione e dell’informazione trasparente. Qui da noi nessuno parla chiaro, nessuno lo dice apertamente e intanto i piccoli comuni, sopratutto quelli montani, vengono strozzati».
Quali soluzioni? «Non ce ne sono, se si continua così. I comuni non possono alzare l’Ici, la sola inflazione comporta aumenti di spese cui in questa situazione sarà impossibile far fronte. Ci si avvierà a dichiarare lo stato di insolvenza, e siccome un comune non può fallire, interverrà il Tesoro e costringerà all’aggregazione con altri comuni».
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