Gli eroi delle olimpiadi lavano i panni nel mio quartiere

La nazionale australiana non si limita agli allenamenti durante il soggiorno nella nostra città: storia tragicomica di un incontro ravvicinato con gli atleti del continente nuovissimo

Si lanciano i vestiti, le palline da tennis, si danno gomitate come il più squinternato dei gruppi di adolescenti. Rompono le scatole, certo, ma giurano che il 27, in diretta mondiale, una medaglia, forse, la possono anche prendere. Per i frequentatori delle lavanderie a gettone della città sono più che altro degli scocciatori: arrivano a gruppi, alti, muscolsi, biondi, lavano, asciugano. E’ un onore, insomma, pensare che il ragazzino che ti sta molestando, lo potrai vedere in tv, corridore della nazionale australiana, magari sul podio, e mentre tutti penseranno al mitico atleta olimpico, per te 
sarà solo quello che ti ha fregato l’asciugatrice. 

Da quando sono a Varese, le lavanderie a gettone sono affare loro.Chi prima si sedeva, leggeva il giallo dell’estate, il giornale, magari faceva due chiacchiere con il fruttivendolo, ora sente racconti in inglese su come ci si prepara alle olimpiadi, ma soprattutto su ragazze. Chi capisce l’inglese. Greg, staffettista delle 4 per 400, dice che hanno scelto l’Italia perchè c’è un bel clima, si sta tranquilli, si mangia bene e ci sono un sacco di belle donne. Il suo compagno con i capelli ricci fa i duecento e parla senza togliere gli occhi da Mtv. Canta tutte le parole di un video di Eminem,lo sa a memoria, lo sanno tutti e quattro a memoria, improvvisano un  balletto e tu pensi: aiuto, ma questi come faranno a uscire vivi dal villaggio olimpico?

Per noi indigeni, che usiamo la lavanderia come la biblioteca, e che al massimo ci facciamo consigliare sulle temperature dalle signore, l’arrivo dei canguri è stato uno choc. Tutti i sabati, da tre settimane. Prima sono arrivati uomini con spalle enormi, poi uomini che spalle ancora più grosse. Ora 
ragazzi più piccoli, ma molto più vispi. Non sono mai stati ad Atene, ma tutti hanno il mito dell’Italia, conosciuto come il paese più accogliente dell’Europa. 

Greg, o come diavolo si chiama,  è il più grande, e dice che ha buone  speranze di fare bella figura. Ci chiede se siamo anche noi atleti. Non ha un grande occhio. "No, siamo di Varese" rispondiamo senza entrare troppo nei particolari. Con calma olimpica.  Avanti Greg, ti seguiremo in tv. Magari mentre stiriamo.

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Pubblicato il 14 Agosto 2004
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