«Niente maiale e niente alcolici», così accoglieremo i giovani palestinesi

Varese - Alcune famiglie varesine si preparano ad ospitare per tre giorni il gruppo di danzatori provenienti dal campo profughi di Betlemme

«Noah Salameh, direttore del Centro per la Risoluzione Nonviolenta dei conflitti di Betlemme e Khaled Doud, direttore del Centro Ibdaa, parlano abbastanza bene l’italiano. I ragazzi più giovani hanno più difficoltà, ma si impegnano nel cercare di comunicare». 

Mancano pochi giorni all’arrivo della carovana dei giovani palestinesi. Sul web circolano le indicazioni minime per preparare l’accoglienza loro destinata: il programma sufficientemente  rigido, come in una vera tourneé, la divisione tra sessi per la notte, chi parla l’italiano e chi no. 
E naturalmente le nozioni igieniche-alimentari di base: «Niente carne di maiale (mangiano molto pollo), niente alcolici per gli accompagnatori». 
Varese è la penultima tappa del tour: «Vedremo cosa ci dicono le altre città, così potremo aggiustarci meglio», dicono gli organizzatori e gli ospitanti, mentre cresce l’attesa, appena smorzata dalle polemiche seguite al veto di Palazzo Estense sull’utilizzo del teatro Apollonio.  Il gruppo, 25 persone tra danzatori, accompagnatori e responsabili, arriverà a Roma il 28 settembre. Da lì muoverà la carovana, uno spettacolo al giorno: dopo Roma, Arezzo, Modena, Parma, Vicenza, Vicenza / Schio, Verona, Padova, Gorizia, Udine, poi la tre giorni varesina, con serata milanese, e finale a Ivrea il 14. 

«La tappa varesina è stata agguantata al volo, grazie al dottor Filippo Bianchetti, già volontario nei campi profughi di Betlemme. Da lui è nata l’ideae ci si sta lavorando da molti mesi ormai», racconta Milena Braga che per tre giorni, come un’altra ventina di famiglie varesine, ospiterà uno o più ospiti palestinesi. 
Lei, il marito, come molti altri in prima fila, vengono dall’area del Varese Social Forum. Da questo mondo, in particolare si è mossa la solidarietà e la voglia di non perdere il treno. 
«Ma non è il solo, molte persone di diverse aree politiche e culturali hanno capito il valore  simbolico dell’iniziativa e stanno aderendo. Ed è il bello di queste occasioni: che riesce ad allargare la base di partecipazione».
Milena Braga è una professoressa, forse non del tutto atipica, sicuramente non comune nel provocare nei propri alunni reazioni non telecomandate alla realtà circostante. Inevitabile l’interesse anche a parlare di mondi così lontani, così vicini mediaticamente, così spesso mediaticamente distorti. 
«L’altra valenza di quest’incontro è la possibilità di far conoscere il problema palestinese, di parlarle finalmente, possibilmente senza la solita equazione con gli estremismi del terrore».
L’iniziativa ha avuto il patrocinio del provveditorato agli studi. Un aspetto che dovrebbe garantire mobilitazione sufficiente tra gli alunni di Varese: non solo per riempire il teatro Apollonio la mattina dell’11 ottobre, ma per sviluppare il dibattito anche tra le aule. 
Nel privato, con le difficoltà della lingua, le famiglie ospitanti cercheranno di trovare forme di comunicazione con i piccoli ospiti: la colazione, una cena, una gita, saranno piccole ma significative occasioni. 
Fino a quel momento tuttavia le preoccupazioni saranno sopratutto economiche: la tourneé è interamente a carico degli ospitanti: in ogni città toccata, gli interessati si mobilitano e si prodigano per trovare le risorse e garantire gli alloggi: una cena, finalizzata alla raccolta di fondi,  sarà organizzata presso il circolo di Casbeno l’1 ottobre. Un secondo momento, il 6 ottobre presso Filmstudio 90, ci sarà la proiezione di pellicole palestinesi e un mercatino artigianale. L’intera iniziativa e il gruppo di danza verrà presentato poi ufficialmente la sera del 10 ottobre presso il circolo cooperativa di Belforte. 

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Pubblicato il 23 Settembre 2004
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