Tassa o tariffa? La questione rifiuti si complica
Rifondazione Comunista mette l'accento sulle storture nell'applicazione del decreto Ronchi
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Fra tutte le tasse e i balzelli che gravano sul cittadino, quella sui rifiuti è probabilmente tra le più invise, anche per i criteri di applicazione. Infatti fino ad oggi si è pagata una tassa proporzionale ai metri quadri dell’abitazione ed al numero di familiari. Se non altro, era previsto che metà della tassa fosse pagata dai Comuni. A seguito del decreto Ronchi (1997) fu previsto il passaggio dal sistema a tassazione a quello a tariffa. in pratica, entro il 2005 bisognava attrezzarsi per fare in modo che il cittadino pagasse esclusivamente in base alla quantità effettiva di rifiuti prodotti, e totalmente a proprio carico, senza una compartecipazione dell’ente locale. A Busto si è così entrati in una transizione indefinita tra i due sistemi a tutto danno delle tasche dei cittadini, come denuncia Antonello Corrado di Rifondazione Comunista. «In pratica il Comune sta riducendo il suo impegno come da decreto Ronchi, ma il sistema di calcolo è rimasto quello vecchio, per metri quadri e persone, perché nessuno ha ancora sviluppato un metodo affidabile per valutare quanti rifiuti produce una famiglia. Il risultato è che ora i bustocchi pagano il 90% della vecchia tassa che qualche anno fa pagavano al 50%. E’ un caos. E la cosa più brutta è che l’anno prossimo si pagherà la tassa al 100% con in più un 20% di IVA». Di fronte a questa situazione ai limiti del grottesco, il giudizio di Corrado è netto e duro:«Il decreto Ronchi è nato zoppo perché privo di un sistema per il passaggio graduale tra i due sistemi. Se l’Ulivo aveva mancato in questo, il governo attuale non si è curato minimamente della questione». Possibili soluzioni? «Una consiste nel trasferire parte degli introiti derivanti dal rinnovo della convenzione con Accam sul capitolo rifiuti, in modo da far comunque pagare ai cittadini una tassa di entità sostenibile (proposta del consigliere Alberto Grandi, progressisti per l’Ulivo). L’altra è fare come a Cassano Magnago e nel Canton Ticino, dove si fa pagare il sacco per i rifiuti non differenziati (causando tra l’altro il fenomeno dell’abbandono di rifiuti in Italia da parte degli svizzeri, ndr!)».
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