Elezioni di quartiere, porte aperte agli immigrati

Unico in provincia, il consiglio comunale di Sesto Calende ha ammesso tutti i residenti ai comitati di quartiere. Stranieri compresi

Ha di fatto un valore poco più che simbolico su di un organo che ha solo potere consultivo, ma la decisione del consiglio comunale di Sesto Calende di far partecipare tutti i cittadini residenti, e perciò anche gli stranieri, alla elezione dei comitati di quartiere è  un altro concreto passo che la cittadina sul Ticino fa per l’integrazione dei suoi concittadini, di qualunque nazionalità siano. Quello di fare parte del comitato di quartiere infatti è il primo segno attivo di partecipazione alla vita della cittadina: di valore puramente consultivo, il comitato però è il mezzo spesso più efficace per segnalare problemi e disservizi e per mettere in discussione gli avvenimenti della zona.

«L’amministrazione con questa decisione ha ritenuto giusto che fossero implicati tutti i residenti a prescindere della nazionalità – spiega Eligio Chierichetti, sindaco di Sesto Calende – si tratta di comitati consultivi che affrontano i problemi pratici dei vari quartieri,dove perciò è giusto che siano coinvolti, tutti, i residenti della zona. Del resto, mi risulta esista anche una decisione del Consiglio di Stato in questo senso. Comunque, con quella decisione abbiamo dichiariato eleggibili anche i sedicenni, quella sì che è una cosa più strana…». Le parole del sindaco suonano come se fosse stata svolta una prassi o fosse stata presa una decisione naturale, che se non era dovuta per legge era almeno dettata dal buon senso. Cose che capitano però solo a Sesto calende: subito fuori di qui, una decisione di questo genere è decisamente una notizia. Ma il sindaco continua: «A Sesto ci sono circa un centinaio di albanesi, un centinaio di maghrebini, un centinaio tra senegalesi e ghanesi, ottanta ucraini e un centinaio di ecuadoregni. Sono un certo numero di persone, che vivono qui da anni e la loro disponibilità al lavoro sta producendo un cambiamento culturale nelle nostre case: penso solo alle ucraine, quasi tutte badanti, che hanno sempre di più mantenuto nelle loro case gli anziani autosufficienti, che in altri periodi sarebbero stati destinati all’ospizio. Quelle di loro che vivono qui hanno certamente molto da dire in un comitato su come si vive in questa città. E proprio il citare le ucraine mi permette di sottolineare che extracomunitario non significa necessariamente islamico, o culturalmente lontanissimo dalla nostra cultura».

Ma Sesto Calende non è nuovo a questi passi in favore degli immigrati: è stato, innanzitutto,  il primo comune che ha aperto sportelli per gli immigrati. «Quello di Sesto lavora da ormai tre anni e funziona molto bene, con il risultato di avere molta gente che vi gravita con una grande affluenza: è un servizio che porta gente sul territorio» A parlare è Giuseppe Chinosi che ha creato  a Sesto l’associazione “Cittadini del Mondo” che promuove l’intercultura e, sopratttutto, ha insegnato l’italiano a molti degli stranieri ora residenti con una scuola serale aperta ormai da parecchi anni. «E poi, certo, a Sesto evidentemente ci dev’essere una buona accoglienza – amette infine Chionosi – Sembra infatti che avvenga uno strano fenomeno: parecchi stranieri lasciano la casa che hanno nei paesi vicini e vengono ad abitare a Sesto malgrado gli affitti siano più alti, ‘perché vale la pena pagare di più e stare qui’»

Sesto Calende isola felice dell’integrazione in una provincia filoleghista e poco incline allo straniero? Il consigliere di maggioranza Matteo Chinosi ci sorride, però in fondo sembra proprio così. Tant’è vero che il suo racconto riguardo l’iter della decisione è lineare: «L’opposizione si è dissociata solo in Consiglio, non in commissione affari sociali. La Lega era assente ma non c’è stato poi molto dibattito sulla questione. Gli argomenti di opposizione erano generici, raccoglievano gli umori della strada, ma rispondere a obiezioni simili è stato semplice. Diciamo che questa è andata, con facilità. Sarà il prossimo passo forse ad essere più duro: ormai la costruzione del centro culturale islamico è finita, si tratta di un fabbricato costruito da privati, con tutti i permessi. Forse su quello sì, che ci sarà maretta».

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Pubblicato il 04 Novembre 2004
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