La Convenzione sui diritti dell’infanzia compie 15 anni

Per l'Unicef sono ancora troppi i diritti negati

Il 20 novembre 1989 veniva approvata all’unanimità dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite la Convenzione sui diritti dell’infanzia, esattamente 30 anni dopo l’approvazione  della Dichiarazione sui diritti del fanciullo (20 novembre 1959).

         La Convenzione, strumento di promozione e di protezione dei diritti dell’infanzia, ha introdotto per la prima volta l’idea del bambino come soggetto di diritti invece che mero oggetto di tutela e protezione; ha presentato concetti nuovi come il rispetto dell’identità del bambino, della sua privacy, dignità e libera espressione; ha ripreso, ampliandoli e specificandoli, i principi stabiliti dalla Dichiarazione. Ma l’importanza maggiore della Convenzione è stata quella di essere il primo trattato universale e multilaterale che ha stabilito diritti internazionalmente riconosciuti al bambino, vincolando gli Stati a rispettarli concretamente e a presentare regolarmente rapporti sull’attuazione della Convenzione a un apposito Comitato ONU sui diritti dell’infanzia, composto di personalità indipendenti di provata esperienza e fama internazionale.

         Le Nazioni Unite, approvandola all’unanimità, hanno affidato all’UNICEF il compito di garantirne e promuoverne l’effettiva applicazione negli Stati che l’hanno ratificata, con un mandato esplicito contenuto nell’art. 45. La Convenzione è importante anche perché tenta, in modo più compiuto che in passato, non solo di individuare tutta la gamma dei diritti che devono essere riconosciuti al bambino ma anche di indicare gli strumenti per tutelarli e promuoverli.

         La Convenzione è stata ratificata da 191 paesi, tutti tranne USA e Somalia. L’Italia l’ha recepita nel suo ordinamento giuridico con Legge n.176 del 27 maggio 1991. Alla Convenzione si affiancano due Protocolli opzionali approvati dall’Assemblea generale ONU nel 2000 e ratificati dall’Italia con legge 11 marzo 2002, n. 46, concernenti il traffico e lo sfruttamento sessuale dei bambini e il coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati.

        

I dati UNICEF sui diritti negati dell’infanzia nel mondo

  • 50 milioni di bambini ogni anno non vengono registrati alla nascita (il 30% di tutte le nascite), rischiando di essere privati del diritto fondamentale a un nome e una nazionalità e di perdere la possibilità di usufruire di servizi scolastici e sanitari.

  • Nel mondo 1 bambino su 12 muore prima di raggiungere il 5° anno di età: un miglioramento rispetto ai primi anni ‘60 (quando moriva uno su 5), ma in concreto ogni anno ancora 11 milioni di bambini muoiono per cause prevenibili.

  • Ogni anno 2 milioni di bambini muoiono perché ancora non ricevono le vaccinazioni salvavita (contro pertosse, difterite, tetano, polio, TBC, morbillo).

  • 121 milioni di bambini (in maggioranza femmine) non hanno mai potuto frequentare la scuola.

  • 246 milioni di bambini lavorano, 3/4 dei quali in attività dannose per il loro sviluppo.

  • 2 milioni di bambini sono vittime di sfruttamento sessuale e pornografia.

  • oltre 1 milione di bambini ogni anno sono vittime dei trafficanti, vengono “comprati” e costretti a subire abusi e sfruttamento.

  • 600 milioni di bambini, 1/4 dei bambini del mondo, vivono in estrema povertà.

  • 2 milioni di bambini sono morti, nel corso dello scorso decennio, a causa di conflitti armati e 20 milioni sono stati costretti a abbandonare le loro case.

  • 15 milioni di bambini hanno perso la madre, il padre o entrambi a causa dell’Aids.

 

La negazione del diritto alla sopravvivenza e alla salute

Il recente  rapporto UNICEF “Progress for children” stila una classifica dei paesi in base al tasso medio annuo di progresso a partire dal 1990, anno in cui si è lanciato l’obiettivo di ridurre la mortalità infantile di 2/3 entro il 2015; un obiettivo accettato da tutti i governi, in quanto parte degli “Obiettivi di sviluppo del millennio” delle Nazioni Unite.

         90 paesi sono sulla giusta strada per raggiungere l’obiettivo prefissato, 98 sono, invece, lungi dal realizzarlo e, a livello globale, i progressi sono troppo lenti. Con l’attuale tasso di progresso, entro il 2015 il tasso medio di mortalità sotto i 5 anni si avvicinerà ad una riduzione di appena 1/4; un traguardo molto distante dalla riduzione auspicata.

         Il tasso di mortalità infantile si riferisce al numero dei bambini morti sotto i 5 anni e si misura ogni 1000 nascite. Nel 2002 i paesi industrializzati hanno registrato mortalità infantile media di 7 ogni 1000 nascite, mentre i paesi meno sviluppati presentavano una media di 158 morti ogni 1.000 nati. L’UNICEF considera il tasso di mortalità infantile il principale indice per stabilire il grado di sviluppo di un paese.

         In oltre 1/3 dei paesi dell’Africa sub-sahariana il tasso di mortalità infantile è aumentato o è rimasto stabile. Mentre nei paesi industrializzati il tasso di mortalità è di 7 decessi ogni mille nati, nell’Africa sub-sahariana 174 bambini su mille non arrivano a compiere 5 anni. Malgrado un lieve miglioramento, la Sierra Leone continua a registrare il più alto tasso al mondo di mortalità infantile, con oltre 1 bambino su 4 che non raggiunge il 5° anno di età (ogni anno muoiono 284 bambini su 1000 nati).

         Le cause della mortalità infantile

Le inadeguate condizioni in cui avvengono le nascite – scarsa o inesistente assistenza sanitaria per le madri e mancanza di assistenti esperti durante il parto – sono all’origine della grande maggioranza delle morti prevenibili.

         Diarrea e infezioni respiratorie acute, seguite da malaria e morbillo, sono le altre principali cause di mortalità infantile. La malnutrizione contribuisce a oltre la metà della totalità dei decessi infantili, così come acqua non potabile e condizioni igienico-sanitarie carenti.

         Soprattutto nell’Africa sub sahariana, l’HIV/AIDS è il maggiore ostacolo alla riduzione della mortalità infantile sotto i 5 anni. Botswana, Zimbabwe e Swaziland, che sono al secondo, terzo e quarto posto tra i paesi col maggiore incremento della mortalità infantile sotto i 5 anni, hanno i più alti tassi di HIV al mondo: 37, 25 e 39%.

         Altri fattori chiave che incidono sulla mortalità infantile, come nel caso dell’Iraq e dell’Afghanistan, sono le conseguenze dei conflitti armati e dell’instabilità sociale; dal 1990 al 2002, paesi come Iraq e Costa D’Avorio hanno segnalato un consistente incremento della mortalità infantile sotto i 5 anni. L’Iraq è l’unico paese tra Medio Oriente e Nord Africa in cui, dal 1990 al 2002, il tasso di mortalità infantile sia cresciuto: un bambino iracheno su 10 non raggiunge i 5 anni di età.

          

Tutti gli eventi

di gennaio  a Materia

Via Confalonieri, 5 - Castronno

Redazione VareseNews
redazione@varesenews.it

Noi della redazione di VareseNews crediamo che una buona informazione contribuisca a migliorare la vita di tutti. Ogni giorno lavoriamo cercando di stimolare curiosità e spirito critico.

Pubblicato il 20 Novembre 2004
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Vuoi leggere VareseNews senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.