La famiglia divide il Consiglio comunale

L'istituzione di un apposito Ufficio InFormaFamiglie tra le proposte emerse dal lavoro della Commissione Famiglia. Duello sulla definizione del nucleo familiare

Il tema della famiglia è oggi molto sentito da tutte le forze politiche, in tempi di crisi dell’istituto familiare tradizionale e di emersione di nuove forme di convivenza ben più difficili da individuare e classificare.

Per affrontare lo spinoso argomento il Consiglio comunale di Busto Arsizio aveva istituito un’apposita Commissione Famiglia, che dopo sei mesi di intenso dibattito ha presentato le sue conclusioni nella seduta del Consiglio di ieri sera.

Innanzitutto è stata presentata una risoluzione a firma dei consiglieri della maggioranza Crespi, Cicero, Salomi, Porfidio, Pellegatta, Anzini, Gorini e Murano (rappresentanti tutti i gruppi della maggioranza) per la creazione di un Progetto Unico per la Famiglia. Tale progetto prevede di istituire un apposito Ufficio Famiglia – per il quale si propone la denominazione di "InFormaFamiglia!" – che dovrebbe ricevere i cittadini, divulgare le normative nazionali e locali in materia, monitorare le associazioni familiari e , naturalmente, i bisogni delle famiglie stesse. Inoltre si propone di inserire nel sito Internet del Comune uno spazio dedicato alle famiglie, così come di inserire un capitolo di spesa ad hoc nel Bilancio comunale. «Tutto ciò evitando però di invadere il campo della commissione Servizi Sociali e il competente Assessorato» ha precisato Mario Crespi (FI).

A questo proposito l’opposizione, per bocca di Berteotti (Margherita), ha presentato una proposta di emendamento sottoscritta da tutto il centrosinistra per conferire all’assessorato alla Cultura la competenza sull’istituendo Ufficio Famiglia, come chiarito da Di Paolo (Progressisti): «Volevamo che la Commissione Famiglia si occupasse di problemi culturali, di divulgazione, non di assistenza socioeconomica, che spetta ai Servizi Sociali». «Se ne era già discusso, e si è convenuto di evitare compartimenti stagni, qui occorre la massima cooperazione tra uffici ed assessorati» ha risposto Crespi per la maggioranza.

Corrado (Rifondazione Comunista) ha presentato una risoluzione per invitare il Comune a compiere un monitoraggio sulle coppie di fatto esistenti in città. Alla proposta Corrado, si è subito opposto Pellegatta (AN) osservando che un tale monitoraggio lederebbe la privacy. Il presidente del Consiglio comunale Speroni è intervenuto facendo notare che, se anche Alessandro Magno conviveva con Efestione oltre che con la moglie, ciò non ne faceva una famiglia, e che un’unione di fatto può essere composta da un musulmano con mogli e concubine, o da tre omosessuali e due eterosessuali, e che in genere la proposta Corrado risulta inapplicabile.

Lo scontro si è acceso ulteriormente sulla risoluzione presentata dai consiglieri di Forza Italia Cicero, Fontana e Genoni, che ribadiva il concetto della famiglia come "società naturale fondata sul matrimonio", specie in tempi di grave denatalità e di crisi della famiglia. «La vostra concezione è vecchia di un secolo» ha protestato Corrado, «in questa stessa sala ci sono persone che vivono situazioni familiari ben diverse da quella "classica". Voi non vi degnate di rendervi conto che il mondo cambia, perfino a Busto».

Prima del voto finale si è avuto l’affondo di Grandi (Progressisti). «Chi siamo noi per dire ai bustocchi cos’è la famiglia?» ha tuonato l’ex candidato sindaco del centrosinistra. «Non possiamo imporre dei valori ai cittadini, solo amministrare al meglio la città. Io, dopo 25 anni di matrimonio e quattro figli, non pretendo di insegnare niente a nessuno». «Ma così saremmo solo dei burocrati» ha risposto Salomi (UDC), mentre Farioli (FI) ha detto che «questo Consiglio rappresenta una società che deve essere salda nelle sue radici».

In conclusione, l’emendamento Berteotti ( e centrosinistra in genere) e quello Corrado sono stati bocciati, quello Crespi approvato, con voti nettissimi: maggioranza contro opposizione.

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Pubblicato il 10 Novembre 2004
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