Linux Day, il giorno dell’alternativa

Si svolge anche nel Varesotto la giornata per la conoscenza e la diffusione del sistema operativo alternativo a Windows. Ne abbiamo parlato con uno degli organizzatori “storici”

Si terrà sabato 27 novembre 2004 la quarta edizione nazionale del Linux day, la giornata nazionale creata dalla comunità di linux per far conoscere questo sistema operativo, basato sul sistema open source. E anche quest’anno è prevista una “tappa” varesina, organizzata Da Linuxvar (la comunità di utenti Linux Varesina) Semlug (la comunità degli utenti dell’area Sempione) e dal Lifo (il Laboratorio informatico Free Open).

L’appuntamento in provincia è a Solbiate Olona, presso il Centro di Aggregazione Giovanile: nella giornata dedicata a Linux sono previsti seminari di installazione dimostrativa, uso di applicativi d’ufficio, sicurezza e GPG, analisi forense, filosofia dei brevetti gestione del server e programmazione web.  Tutto quello, dunque, che serve per scoprire che esiste un’alternativa “open” al sistema operativo dominante, il “Windows” di Microsoft.
Il software “open”, o libero non va confuso con il freeware, il software gratuito: è però più facile correggerlo o adattarlo alle esigenze senza avere ciò che Microsoft  “impone” nei suoi pacchetti, che possono essere anche di più di quello che si chiede al proprio computer. Nato tra programmatori, Linux si è diffuso tra gli “smanettoni” per la sua pressocchè totale invulnerabilità ai virus e si sta diffondendo anche tra aziende e enti in tutto il mondo.

Per capire meglio come ci si avvicina alla filosofia di questo sistema operativo, abbiamo parlato con Lionello Bellin, classe ’59, assistente di reparto all’Aermacchi di Venegono da 15 anni, utente Linux dal 1999 e uno dei primi varesini a organizzare il Linux Day
«Come ho scoperto Linux? Semplice: nel 1999 mi sono beccato sul computer di casa un bellissimo virus dal nome navidad 32 che mi ha distrutto tutto l’hard disk. Per cercare di eliminarlo dal PC, ho mandato una email  con il quesito all’indirizzo di una casa di antivirus, e per tutta risposta mi sono arrivate 4 pagine di istruzioni per eliminarlo. A quel punto, mi sembrava più incasinato leggere tutte quelle istruzioni che cambiare l’hard disk: così ne ho approfittato per cambiare anche il sistema operativo e mettere Linux».

Linux però doveva già conoscerlo in qualche modo, certe idee non vengono a caso…

«Di Linux avevo già sentito parlare, l’avevo visto in rete e ne ero interessato. Ho una certa dimestichezza con la tecnologia, che mi ha permesso di azzardarmi a installarlo da solo. Così mi sono comprato una rivista con dentro il CD di installazione di una versione semplice e completa,  RedHat, e ho cominciato la mia avventura».

Un’avventura che le ha fatto conoscere la comunità di Linux…

«Ho incontrato il LinuxVar nel 2000. O meglio: dei varesini frequentavano il Lug (Gruppo di Utenti Linux, ndr) di Milano e i sempre più fitti contatti tra loro hanno creato un ulteriore lug varesino. Il primo Linux Day varesino, quello del 2001 a Sesto Calende, l’abbiamo organizzato in cinque e sono arrivate una cinquantina di persone: ora le persone che frequentano il Linux Day ogni anno sono tra le 200 e le 300 e il nostro gruppo è di una trentina di persone».

Chi sono i visitatori del Linux day?

«C’è un po’ di tutto: il curioso, quello che fa finta di non sapere e vuole metterti in difficoltà, quelli che ne sanno qualcosa e vengono per darti una mano a spiegare di cosa si tratta» 

L’impressione è quella di una comunità…

«Lo è: nata e vissuta grazie a internet, come è stato del resto anche per Linux»

 

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Pubblicato il 26 Novembre 2004
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