Varese arretra, ma resta tra le province più ricche
Secondo la ricerca di Unioncamere e Istituto Tagliacarne il Varesotto è al 37° posto
Con oltre 22mila euro di reddito medio Varese resta uno dei territori più ricchi d’Italia. È il dato che emerge dalla ricerca annuale di Unioncamere e dell’Istituto Tagliacarne. Con il suo 37° posto la nostra provincia resta al di sopra del reddito medio per oltre duemila euro.
Un dato però che se studiato meglio lascia qualche preoccupazione. Varese è infatti una delle province che dal 1995 a oggi ha perso più posizioni. Nove anni fà eravamo al 30° posto. Peggio di noi in Lombardia hanno fatto solo Lecco, Como e Pavia.
A guidare la classifica è ancora una volta Milano con oltre 30mila euro di media. Seguono Bolzano (28.187) e Bologna (27.487). Drammatico il divario tra nord e sud. La prima provincia meridionale è Isernia al 57° posto con un reddito procapite di poco sotto i 20mila euro. Per trovare un’altra provincia del sud occorre arrivare al 71° posto di Sassari.
Il fanalino di coda è Crotone con un reddito pari a 11.518 euro.
Il record delle variazioni spetta a Ravenna con un +21, seguita da Siena, Imperia e Genova (+17). Lecco (-20), Como (-19) e Prato (-17) le peggiori.
L’Italia in “bianco e nero” per ricchezza prodotta dalle province e graduatoria praticamente bloccata in testa e in coda da nove anni a questa parte. Molte le conferme, poche le sorprese nella classifica del valore aggiunto prodotto dalle province italiane nel 2003.
E’ questo il quadro che emerge dall’indagine condotta da Unioncamere e Istituto Guglielmo Tagliacarne sul valore aggiunto delle province italiane nel 2003, che verrà illustrata oggi a Roma, dal presidente Carlo Sangalli, nel corso della 120^ Assemblea di Unioncamere.
"L’Italia – ha detto commentando i dati il presidente di Unioncamere, Carlo Sangalli – resta un Paese in cui lo sviluppo dei territori viaggia su binari separati. Il Mezzogiorno rimane ancora un’emergenza economica e sociale. Il nostro – ha detto il presidente di Unioncamere – è un sistema in cui la provincia più ricca genera un valore aggiunto procapite due volte e mezzo più elevato di quella più povera, in cui il credito per un’impresa di Vibo Valentia costa il doppio che per una di Bologna, in cui il tasso di occupazione del Mezzogiorno è distante oltre venti punti da quello del Nord-Est. Questo è un ritratto che non rende l’idea di un Paese moderno, al quale non possiamo e non vogliamo rassegnarci – ha aggiunto Carlo Sangalli – e benissimo ha fatto il Presidente Ciampi a ricordarcelo e a rinnovare l’invito a lavorare tutti con fiducia per superare questa condizione. Il sistema delle imprese ha queste potenzialità, che occorre favorire alleggerendo il peso del fisco e sostenendo i processi di aggregazione tra piccole imprese del Sud per aiutarle ad agganciare le reti e le filiere produttive più dinamiche più diffuse nel Nord e nel centro del Paese e affrontare il mercato in termini più competitivi"
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