Dieci anni della legge antispreco: Chiara Gadda racconta la prima norma di economia circolare d’Europa

Dalla provincia di Varese all'Europa: la deputata varesina che l'ha promossa spiega come una legge nata dal basso abbia potuto trasformare il modo in cui l'Italia - e anche la UE - combatte lo spreco

Gadda a la materia del giorno per i dieci anni della legge

Compie dieci anni la legge 166 del 19 agosto 2016 contro lo spreco alimentare che porta il nome di Maria Chiara Gadda, deputata varesina oggi residente a Varese dopo gli anni trascorsi a Fagnano Olona. «Sono orgogliosa del fatto che quel lavoro fatto dieci anni fa oggi sia diventato patrimonio di tutti», commenta Gadda. E l’orgoglio, in questo caso, ha anche una sfumatura territoriale precisa: la legge è nata in parte proprio nel Varesotto, accompagnando fisicamente realtà, come per esempio SitiCibo di Busto Arsizio, sui loro camioncini di recupero delle eccedenze dalle mense aziendali e ospedaliere. «Salendoci, ho fatto una domanda molto semplice: raccontami quello che fai e come potresti farlo meglio. E l’ho ripetuta poi a livello nazionale».

Nata dal basso, votata all’unanimità

La storia della legge comincia con l’allora giovane parlamentare trentenne, ingegnera gestionale con il pallino di capire dove si inceppasse il sistema. L’Expo di Milano del 2015 aveva portato in superficie un tema già vivo nel terzo settore — il Banco Alimentare festeggia più di trent’anni di attività — ma mancava una cornice normativa chiara. Il nodo era semplice quanto paralizzante: un’azienda che voleva donare il cibo in eccedenza non sapeva come farlo, perché la donazione non rientrava in nessuna categoria precisa. «Quando un bene esce dall’azienda o si vende o deve essere distrutto. La donazione era un fatto un po’ strano, con tante zone grigie. E quando c’è incertezza, tendi a non farlo, o comunque ad esserne spaventato».

La soluzione è stata costruita insieme a chi quella legge avrebbe dovuto usarla ogni giorno: imprese, grande distribuzione, enti del terzo settore. Il risultato è stato un testo che il Parlamento ha approvato senza voti contrari. «La politica spesso litiga», ricorda Gadda, «però questa legge è l’esempio che di fronte a problemi importanti è possibile trovare un punto di incontro».

Il modello italiano: incentivi, non sanzioni

La legge Gadda è stata anche modello virtuoso per il resto d’Europa. Rispetto alla strada imboccata dalla Francia su questo argomento — obbligo di donazione per i supermercati, a pena di sanzioni — l’Italia ha scelto un approccio diverso, fondato sulla premialità fiscale e sulla semplificazione burocratica. Chi dona viene riconosciuto anche dal fisco.  E la legge ha scritto nero su bianco una distinzione che molti ignorano ancora oggi: quella tra la data di scadenza vera e propria e il “da consumarsi preferibilmente entro”, il cosiddetto TMC, termine minimo di conservazione che si trova su farina, biscotti, olio, miele, alcuni formaggi e insaccati. Tutti prodotti che possono essere donati — e consumati — anche oltre quella data indicativa. «Prima c’era una preoccupazione nei donatori ma anche nelle associazioni di volontariato: se ci vengono i controlli sanitari, questo alimento ci mette in difficoltà? Invece non è così, ed è assolutamente utilizzabile».

Il risultato quantitativo è certificato: migliaia di tonnellate di alimenti sottratte ogni anno allo spreco. È il questo il bilancio che Gadda ha tracciato nella rubrica La materia del giorno di VareseNews, ripercorrendo dieci anni di una legge che è diventata modello per altri paesi europei. Ma l’onorevole insiste su un risultato meno visibile e forse più duraturo: il cambiamento del modello organizzativo. «Inserire la donazione nelle politiche aziendali in modo strutturale significa anche misurare le eccedenze, e misurarle significa interrogarsi sui propri processi produttivi – spiega l’onorevole – La pasticceria che ha in eccedenza ogni giorno gli stessi pasticcini dovrebbe chiedersi se quel prodotto piace davvero ai suoi clienti e se è il caso di rifarlo in quelle quantità».

Varese come laboratorio antispreco: le bici del Ri-hub

Sul territorio varesino la legge ha trovato una declinazione concreta nel progetto Ri-hub, che coordina un tavolo che coinvolge, oltre al Comune di Varese capofila, anche terzo settore, Camera di Commercio, ATS e università, con un occhio particolare ai piccoli esercizi commerciali del centro storico — la pasticceria, la gastronomia, la panetteria — storicamente più difficili da raggiungere rispetto alla grande distribuzione. Le biciclette elettriche refrigerate che girano per la città raccogliendo le eccedenze sono, per Gadda, anche un messaggio culturale visibile: «Si vede, e fa vedere quello che spesso non realizziamo: che la nostra comunità ha tantissime persone che si rimboccano le maniche e che, anziché lamentarsi, provano a trovare una soluzione. Per esempio pedalando».

Il tassello che manca: i farmaci per la salute mentale

Dopo dieci anni però, c’è ancora un capitolo aperto. La legge 166 copre già farmaci, tessile, arredamento, giocattoli, apparecchiature elettroniche e prodotti per l’igiene, ma esclude una categoria specifica: i farmaci psicotropi, quelli per il benessere e la salute mentale. Una scelta prudenziale fatta all’epoca, quando la cultura della donazione farmaceutica era meno matura. «È giunto il tempo di togliere quell’esclusione non ce n’è più ragione», dice Gadda, richiamando i dati del Banco Farmaceutico e citando l’esplosione del disagio psicologico dopo il Covid.

“Una legge è un pezzo di carta, ma ha consentito a tante persone di mangiare”

Alla domanda finale — cosa prova, a dieci anni di distanza, vedendo la legge applicata? — Gadda risponde con una storia. Un responsabile di associazione le ha detto che la legge funziona perché “è simpatica”. «Mi ha fatto molto piacere, si tratta di una cosa tutt’altro che irrilevante –  commenta – Le norme hanno tanto a che vedere con la vita delle persone. E sapere che qualcosa che hai scritto viene interpretato e declinato da tante altre persone e ne migliora la loro vita è il messaggio più bello per chi fa politica».

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Pubblicato il 09 Marzo 2026
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