«Con quell’infame non ci parlavo»

Il fratello dell'omicida non usa mezzi termini. Il racconto dei familiari e dei vicini di casa

Una vera mattanza con quattro morti e tre famiglie stroncate. La notizia si è diffusa in un baleno. Il tam tam tipico dei paesi si è messo in moto facilitato dalla presenza di molti avventori tradizionali del locale e di ciclisti amatoriali.
Quando, da poco passate le 13, abbiamo raggiunto Salvatore Serra, fratello dell’omicida, questi non sapeva ancora niente. «Non parlo con i giornalisti. Quello poi (riferito al fratello Efisio, ndr) era un infame. Con lui non ci parlavo da vent’anni». Non è facile da credere visto che abitavano nello stesso complesso di case dello Iacp in via XXV aprile (nella foto a sinistra).
Efisio Serra
(nella foto in alto) aveva cinquantacinque anni, ma ne dimostrava molti meno. Era conosciuto in tutto il paese. Aveva già scontato diversi anni di prigione. dapprima per avere ucciso a fucilate, a poca distanza dal luogo degli omicidi di oggi,  un giovane dopo una futile discussione. Da allora faceva dentro e fuori dalla prigione. Era un collaboratore della giustizia.
«La colpa è di questo Stato che lascia liberi i delinquenti. – Un anziano signore in sella alla sua bicicletta, di fronte alla casa della giovane fiorista Lorella Fabian, trattiene a stento le lacrime, – Li ho visti nascere questi due giovani (si riferisce a Lorella e a suo marito Massimo Tovo, ndr). Come si fa a morire così?» Poi non si trattiene più quando arriva la signora Tovo con suo figlio Massimo. Si abbracciano e scoppiano in un pianto a dirotto. Massimo fatica a trattenere la propria rabbia urlando contro il magistrato che ha permesso al Serra di tornare a casa agli arresti domiciliari.
Il signore resta fuori dal cancello di questo piccolo emporio agricolo (nella foto a destra) dove lavorava Lorella e che in questi giorni era chiuso perché si stavano trasferendo in un posto più grande. «Io sono un carabiniere in pensione e lo conoscevo bene questo Serra. L’ho arrestato tanti anni fà. Certi personaggi non dovrebbero poter girare liberamente. Ecco il risultato».
Soltanto un isolato più in là, in una corte (nella foto sotto), abitava la famiglia Ferrari. Insieme a Ivano e a sua moglie Teresa Serra, vivevano i figli Isabella di 29 anni e Mauro di 36 anni, da poco tornato a casa dei genitori dopo una separazione dalla consorte.
«Erano una bella famiglia, – raccontano i vicini, – da tanto tempo gestivano il bar sul Ticino. Ivano dormiva giù perché aveva paura per la troppa criminalità che gira di notte. Teresa e sua figlia andavano a lavorare tutte le mattine. Da qualche giorno però molto presto Efisio si faceva vivo. Non andava fino alla loro casa. Si fermava all’inizio del cortile e guardava se la sorella fosse in casa o meno. Eravamo preoccupate, ma non abbiamo fatto in tempo a dirglielo».
L’ex carabiniere e i vicini hanno fatto riferimento a un rapporto molto stretto tra Efisio Serra e sua nipote Isabella, ma non sembra sia questa la ragione dell’efferato gesto. Bisognerà attendere di conoscere il contenuto della lettera lasciata nella sua abitazione dall’omicida per sapere le vere ragioni della follia. L’indiscrezione più attendibile farebbe credere comunque a problemi di natura economica.

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Pubblicato il 21 Gennaio 2005
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