È la gelosia il motivo della rissa mortale
Doveva essere un incontro chiarificatore tra due fidanzatini. A colpire a morte Albino Misticò è stato un diciassettenne. Arrestate dieci persone
È la gelosia la causa che, la sera dell’Epifania, ha scatenato la mega rissa a Cardano al Campo, costata la vita al quarantasettenne Albino Nisticò e che ha portato in ospedale altre tre persone con ferite da arma da taglio.
In piazza del Mercato è andata in scena un’aggressione in piena regola: dieci persone, quasi tutte tra i diciotto e i ventuno anni, armate di spranghe, coltelli e cacciaviti hanno affrontato quattro componenti della stessa famiglia, tra i quali c’era anche un minorenne, nipote della vittima.
La causa della disfida sembra cosa d’altri tempi e di altre latitudini, roba da Montecchi e Capuleti: si chiama Francesca, una ragazza minorenne di Gallarate. Da qualche mese, infatti, la giovane si era fidanzata con L. N. , dopo aver avuto una storia con Emilian Plaku, albanese di diciotto anni, da molto tempo in Italia. Dalle prime testimonianze e deposizioni raccolte dagli inquirenti, il giovane albanese avrebbe chiesto al suo rivale in amore un incontro per fare chiarezza su alcune voci messe in giro sul suo conto. Si trattava di una questione di onore, perché quelle voci insinuavano che la sua ex ragazza lo avrebbe tradito con la nuova fiamma quando era ancora fidanzata con lui.
La sera dell’Epifania il giovane L.N. decide così di accettare l’incontro chiarificatore con Plaku, senza avvertire dell’appuntamento i carabinieri, nonostante ci fossero state avvisaglie preoccupanti come pedinamenti, sms minacciosi, appostamenti fuori dal luogo di lavoro. Il giovane L.N., però, decide di portare all’incontro quella parte della famiglia, che per lui rappresenta l’autorità: il padre Spartaco, lo zio Albino e il fratello maggiore Ottavio.
Quando in piazza del Mercato arrivano le tre auto con a bordo Plaku e i suoi nove amici italiani, tutti i maggiorenti della famiglia Nisticò sono presenti, ma non ci sarà alcun incontro chiarificatore. La rissa scatta quasi immediatamente, senza che ci sia il tempo di discutere e sotto gli occhi di molti testimoni inconsapevoli. Spuntano spranghe, cacciaviti e coltelli a serramanico. I quattro Nisticò, presi di sorpresa, cercano di difendersi come possono. Per terra rimane lo zio Albino, di 47 anni, colpito da alcune coltellate all’addome. Secondo le testimonianze, a scagliare i fendenti è un minorenne italiano amico di Plaku e, particolare agghiacciante, quando l’uomo è già a terra morente, viene preso selvaggiamente a calci e a pugni dal giovane albanese e da altri due componenti del gruppo: Domenico e Umberto Sergi , rispettivamente di 18 e 20 anni.
Al termine della rissa la conta è pesante: a terra, oltre ad Albino, che morirà di lì a poco all’ospedale di Gallarate, rimangono anche Spartaco Nisticò, sottoposto nella notte ad un delicato intervento per l’asportazione della milza (per lui la prognosi è ancora riservata), e il giovane fidanzatino L.N., raggiunto da alcune coltellate alla schiena, per fortuna senza gravi conseguenze.
Plaku e i suoi risalgono sulle loro macchine e si danno appuntamento in un’altra piazza a Gallarate per fare il punto della situazione.
La sera stessa e durante la notte i carabinieri, coordinati dal pubblico ministero della Procura di Busto Arsizio Sabrina Ditaranto, arrestano otto persone, tutte di età compresa tra i diciotto e i ventuno anni. Il giovane Emilian Plaku ed il suo amico minorenne, accompagnati dai rispettivi avvocati, si consegneranno ai carabinieri la mattina dopo, e ora sono in stato di fermo. Per loro e per i fratelli Sergi l’accusa è di omicidio, mentre per tutti gli altri è di rissa aggravata. Il minorenne amico di Plaku è accusato anche di lesioni gravissime, o di tentato omicidio (si deciderà a seguito di perizia medica), nei confronti di Spartaco Nisticò, da lui pugnalato.
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