Il Pime si mobilita contro la catastrofe

Azione "a tutto campo" per i missionari del Pontificio Istituto Missioni Estere, impegnati in India e in Thailandia

Karikal: un ospedale, un piccolo ospedale da 50 posti letto, unico presidio sanitario rimasto intatto nella desolazione delle coste del Tamil Nadu, nell’India meridionale, devastate dal maremoto. Intorno, tanti feriti e dispersi senza più nulla. Da laggiù è giunta ai missionari del Pime di Busto Arsizio un’e-mail inviata da suor Sebasti Amali Hirudaya delle Suore missionarie dell’Immacolata, che gestiscono l’ospedale.

Fin dal giorno del maremoto il Pime si è mosso in aiuto alle popolazioni colpite tramite i suoi missionari. A confermarcelo è il rettore della sede Pime di Busto Arsizio, fratel Fernando Machado. Brasiliano di nascita, per nove anni missionario in Camerun, fratello Fernando ci ha esposto i numeri della presenza Pime nei paesi colpiti dal maremoto. «Al momento abbiamo 25 missionari, oltre a 68 suore dell’Immacolata, al lavoro in India, e 15 missionari in Thailandia – questi ultimi collaborano con la Chiesa cattolica locale e la Caritas thailandese».

A Busto sono giunte numerose negli ultimi dieci giorni le e-mail e le telefonate dei fratelli e delle sorelle al lavoro per aiutare le tante vittime del maremoto. Un esempio è proprio l’e-mail giunta il giorno di San Silvestro dall’ospedale di Karikal (o Karingal), che trovandosi a 7-8 chilometri nell’interno è stato risparmiato dallo tsunami assassino. Una delle aree più colpite, Colachel, è ad appena otto chilometri dall’ospedale, che nei giorni immediatamente successivi al dramma è stato travolto dall’afflusso di sfollati. «I feriti leggeri si fanno curare, poi tornano sul luogo dove sorgevano i loro villaggi devastati per paura di non ricevere i pochi aiuti inviati dalle autorità locali. La polizia li rimanda indietro nel timore di nuove onde anomale» scriveva suor Sebasti.

Terribili le scene viste nei villaggi cancellati dalle onde: «Di fronte a tale disperazione le parole umane sembrano vane, e si può solo piangere con chi piange» scriveva ancora la missionaria. Migliaia le persone che hanno cercato rifugio sulle prime colline attorno all’ospedale, tra cui moltissimi orfani; solo dopo quattro giorni dal disastro il governo federale del Tamil Nadu è riuscito a organizzare una quarantina di campi per i sopravvissuti nella provincia di Kanyakumari, di cui fa parte Karikal.

Oltre ai missionari al lavoro in India, altri 34 si trovano in Bangladesh, Paese misericordiosamente risparmiato dalla catastrofe. «In verità si trovano lì a causa della politica oscillante dell’India nei nostri confronti. Accade spesso che i nostri missionari non si vedano rinnovare i visti di permanenza, e siano costretti a spostarsi in Bangladesh» spiega fratello Fernando, il rettore del Pime di Busto Arsizio. Sembra un paradosso, ma un Paese musulmano si mostra più tollerante verso i missionari cattolici di uno induista ma dichiaratamente laico. «Ma l’atteggiamento indiano varia da Stato a Stato» sottolinea fratello Fernando, ricordando che gli Stati locali (Tamil Nadu e Kerala in testa, ma anche Andhra Pradesh) si mostrano più aperti di quello nazionale, data anche una certa presenza cristiana sul posto.

Il Pime non ha propri missionari nei due Paesi più direttamente colpiti, l’Indonesia e Sri Lanka; in compenso ha due missionari in Myanmar (l’ex Birmania), che vivono lì da oltre mezzo secolo – anche perchè il governo locale non si fida delle organizzazioni religiose, e nega il rientro nel Paese ai religiosi che ne escono. Per questo i due missionari, ormai birmani a tutti gli effetti da una vita, lavorano insieme ad una associazione laica tollerata dalle autorità nazionali.

Chi volesse effettuare una donazione al Pime in favore delle vittime del maremoto in India e Thailandia può farlo, specificando quale causale "Emergenza maremoto Asia S 100", tramite questi canali:

c/c postale n. 39208202 intestato a Pimedit onlus – via Mosè Bianchi 94 – 20149 Milano;

assegno bancario o circolare oppure vaglia postale a Pimedit onlus (indirizzo e CAP come sopra);

bonifico bancario sul c/c 5733, sempre intestato a Pimedit onlus, presso Credito Artigianio Sede, p.za San Fedele, Milano (ABI 3512, CAB 01601, CIN N), inviando poi copia dell’avvenuto bonifico via fax al numero 02 4695193.

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Pubblicato il 07 Gennaio 2005
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