L’italiano e la Svizzera: storia di un abbandono
Secondo gli ultimi dati statistici la nostra lingua è sempre meno conosciuta in tutta la confederazione, ma le responsabilità di questo abbandono parlerebbero comunque italiano…
Dante, Petrarca e Boccaccio comincino a fare le valigie: l’italiano sembra voler abbandonare la Svizzera. Proprio in questi giorni, infatti, il piccolo paese elvetico assiste ad un animato dibattito sulla stato di salute della terza lingua nazionale che, in effetti, non sembra dei migliori. Nel censimento del 2000, infatti, solo il 6,5% delle persone residenti in Svizzera avevano indicato l’italiano come loro lingua principale, mentre nel 1990 l’incidenza era del 7,6%. Ma a scaldare il tono della questione è stata la decisione del concilio dell’ateneo di Neuchâtel di sopprimere la cattedra di lingua italiana: in segno di protesta, lo scorso 15 gennaio, si è formato un corteo davanti all’università, che ha visto l’attiva partecipazione di professori, studenti e associazioni italofone. Secondo il consiglio di ateneo la scelta è dovuta solamente alla necessità di tagli finanziari, ma in molti si sono dichiarati indignati da questa provvedimento che, di fatto, declassa una lingua nazionale.
Teoricamente il “principio di territorialità” prevede che le lingue nazionali debbano essere obbligatoriamente sostenute e valorizzate laddove sono parlate dalla maggioranza della popolazione. Poi, in ogni singolo cantone, gli studenti possono scegliere di imparare una seconda lingua. Ma l’italiano, nonostante le sue origini nobili, sta precipitosamente perdendo banchi nelle scuole della Svizzera tedesca e francese.
Una delle molteplici cause di questo fenomeno risiederebbe anche in un apparente disinteresse del nostro paese nella difesa della propria lingua all’estero. Fino a poco tempo fa, infatti, grazie ai corsi di lingua e cultura finanziati dallo Stato italiano, era stato possibile offrire un tipo di insegnamento adeguato agli svizzeri che desideravano avvicinarsi alla nostra lingua. Ma ultimamente da Roma arrivano segnali preoccupanti, e gli stipendi in Svizzera faticano ad arrivare. E l’aiuto offerto dal Cantone Ticino non sembra certo altrettanto forte: la stessa Università della Svizzera Italiana, infatti, offre corsi nella lingua di Dante solo per il triennio, poi per la specialistica si passa all’inglese.
Secondo il linguista ticinese Alessio Petrelli, la Svizzera italiana non ha agito abbastanza per difendere la sua lingua nel resto del paese. E, per evitare la ghettizzazione del cantone si auspica un intervento rapido. Intanto l’associazione “Coscienza Svizzera”, che ha espresso gravi timori per le sorti della nostra lingua nella Confederazione, ha promosso in questi giorni degli incontri a Lugano, San Vittore e Bellinzona ed è intenzionata a organizzare incontri pubblici anche nei cantoni non italiani. Alla fine di quest’anno, se vi sarà il sostegno necessario, è previsto il lancio di un’iniziativa popolare.
Nel frattempo, i tre re della letteratura sono stati avvisati.
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