«Vendite, situazione pessimistica, ma non catastrofica»
Resi noti i dati di un monitoraggio effettuato da Ascom su un campione di aziende: calo delle vendite del 5 per cento
Nel periodo natalizio calo complessivo delle vendite del 5 per cento. Anche il 2004 e per il suo dicembre si è quindi verificata una diminuzione generale che racchiude molte situazioni pessimistiche ma non catastrofiche, come spiega il presidente di Ascom Varese, Giorgio Angelucci:«I primi dieci giorni del mese sono stati peggiori rispetto agli ultimi, quelli più a ridosso delle feste, con un discreto lavoro nella settimana prenatalizia. Di certo, l’opinione pubblica pessimista ha influenzato i ceti meno abbienti con effetti psicologici negativi, tant’è che i consumatori per tutto dicembre hanno fatto molto “watching”, vale a dire un’ispezione attenta della merce offerta astenendosi dagli acquisti: ma dopo il watching dovrebbero fare “shopping”. E’ un episodio che è sinonimo di stress, segno evidente che il clima di fiducia dei consumatori continua a calare».
Resi noti anche i dati delle rilevazioni effettuate dagli uffici di Ascom Varese su un campione di aziende commerciali della città e dei comuni limitrofi, circa l’andamento delle vendite nel mese appena terminato. Il monitoraggio, effettuato su un centinaio di attività selezionate per tipologia e dimensione, segnala una flessione media per l’abbigliamento pari al 5% inferiore al calo medio annuale del 2004 che per il settore ha sfiorato il 10%. Più sensibile, in un settore affine, il calo delle calzature che si attesta intorno a -10%. Diminuzione anche per il settore giocattoli ed oggettistica (rispettivamente -8 e -10%), -10 anche per le librerie un ambito che, significativamente nel periodo natalizio, ha sempre mostrato segni di tenuta se non vera e propria ‘ripresa’. Crescita, seppur contenuta, per l’informatica e la telefonia (+ 5%) così come per i negozi di cd che hanno evidenziato però un decremento dell’8% nell’arco dell’altra parte dell’anno. Tenuta sostanziale per profumerie, gioiellerie, fioristi. Un -1% è la percentuale che segna una sostanziale ‘resistenza’ per gli alimentari-gastronomie e per la ristorazione (anche questa una piccola novità rispetto all’andamento annuale) con addirittura un incremento per i bar pari al 15% in controtendenza con un incomprensibile –10% accusato dalle pasticcerie.
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