Aumentano le rapine in provincia
Cinque rapine solo tra gennaio e febbraio. Sindacati: "Più sicurezza e attenzione alle singole realtà territoriali"
Banche per niente sicure. Questo il poco rassicurante elemento che emerge dall’analisi dei dati sulla tendenza delle rapine in provincia di Varese. Il numero totale, sempre in crescendo, ha toccato la non invidiabile quota di 37 lo scorso anno; se si parte dalle 12 rapine annue del 2000 risulta evidente, dopo un salto addirittura del + 125 % il primo anno rispetto al precedente (le rapine nel 2001 sono infatti state 27), la necessità di operare in qualche modo in materia di sicurezza, sia a vantaggio di chi in banca ci lavora che, soprattutto, dei clienti.
Alla conferenza stampa indetta dalle segreterie provinciali di Fisac-Cgil, Falcri, Uilca, Fiba-Cisl e Dircredito si è parlato proprio di questo, oltre che, naturalmente, della proposta di accordo sul contratto nazionale dei lavoratori del credito.
Le cinque rapine in provincia soltanto nei primi due mesi del 2005 sono campanelli d’allarme piuttosto sonori di un problema che va necessariamente affrontato.
Francesco Clerici (Fisac-CGIL) spiega che «nell’attuale protocollo sulla sicurezza sono stabiliti tre livelli minimi da adottare per legge. Quello che noi proponiamo è un’attenzione più precisa alla specifica realtà territoriale, senza un’analisi della quale anche i livelli minimi, se inadatti al singolo caso, possono risultare inefficaci».
A giudizio di Giovanni Cinellu (Uilca) «il migliore deterrente contro i tentativi di rapina rimane la guardia armata. I metal detector non sono certo sufficienti».
La questione sicurezza, a fronte dei dati già snocciolati, dovrebbe stare a cuore, e molto, soprattutto agli stessi enti bancari, quantomeno in materia di minori rischi per il cliente che si potrebbero facilmente tradurre in considerevole guadagno in termini d’immagine.
Proprio in quest’ottica di reciproco vantaggio banche e lavoratori del credito dovrebbero mettersi maggiormente d’accordo secondo i rappresentanti sindacali.
«L’aspetto normativo nel contratto nazionale è fondamentale.» prosegue ancora Cinellu. «Consideriamo la lotta salariale importante, ma vogliamo attribuire il giusto peso, all’interno degli enti bancari, alle norme. Solo così si può garantire un maggiore e più equo trattamento nei confronti dei lavoratori.»
Alberto Zonca della Uilca conclude con un monito: «se non adeguatamente regolamentate la mobilità e la flessibilità sono poi i lavoratori a pagarle».
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