Una malattia chiamata hockey su ghiaccio

Viaggio tra le squadre giovanili dei Mastini. Dove si gioca pensando ai campioni della serie A

Si cambiano nello spogliatoio attiguo a quello dei coach, assediati da pattini, gambali e caschi con le visiere di protezione tipiche dei giovani. Sono gli eredi di "Mo" Mansi, le speranze su cui la dirigenza della Mastini Hockey Varese fa affidamento per continuare una tradizione che ha portato due scudetti ed una coppa internazionale sul ghiaccio alle pendici del Sacro Monte. «Più che di Mansi questi ragazzi possono seguire le orme di Quilici, Orrigoni, Malfatti, Merzario, Trani, Faré: ragazzi di Varese cresciuti al PalAlbani e diventati campioni d’Italia con la Kronenbourg o che hanno vinto la Federation Cup con la Shimano» spiega Maurizio Fiori l’attuale responsabile del settore giovanile dei Mastini. «Oppure possono aspirare a diventare come Silva, Teruggia, Sorrenti e Pucci, l’ultima nidiata di campioni che dalle formazioni “under” sono arrivati in Serie A».

A sentire loro, i ragazzi, il giocatore che più li appassiona attualmente è Jonathan Pittis, il centro italo canadese che gioca con il numero 39 giallonero. Molti ragazzi però cercano direttamente il proprio modello nel campionato NHL: c’è chi dice Joe Sakic, chi Jaromir Jagr, l’attacante che anni fa disputò uno scampolo di stagione in Italia. Anche le modalità con cui questi ragazzi si sono accostati all’hockey su ghiaccio sono le più disparate: si va da Davide, figlio d’arte, ad un gruppetto di ragazzi con genitori stranieri giunti a Varese per lavoro (è il caso di Thomas, italobritannico capitano della under 16). Altri si sono avvicinati a pattini e bastoni per seguire il fratello maggiore, perché si sono appassionati all’hockey guardando filmati televisivi o grazie alla passione dei propri genitori.

«Un buon mezzo per avvicinare i ragazzi al nostro sport – spiega ancora Fiori – è stato quello di reclamizzare la società alla Fiera di Varese. Inoltre è giusto sottolineare l’importanza di avere una squadra di Serie A competitiva: quest’anno, con i Mastini a lottare tra le più forti realtà nazionali, si sono iscritti circa 30 bambini alla scuola hockey. Tra l’altro i giocatori della prima squadra si sono alternati in pista durante gli allenamenti delle giovanili nelle settimane prima di Natale: ciò ha fatto molto piacere ai ragazzi che si sono sentiti al centro dell’attenzione». 

Torniamo allora ai giovani gialloneri, che un weekend sì ed uno no si sciroppano una trasferta di una giornata a bordo dei pullmini della società, per raggiungere una volta Bressanone, un’altra Aosta ed un’altra ancora Cortina. «Le trasferte sono prima di tutto un divertimento» spiega Marco, capitano dell’under 14, infortunato ma comunque presente ad assistere l’allenamento dei compagni. «Viaggiare per raggiungere posti lontani è un modo per stare tra noi: siamo in squadra insieme da molti anni, ma ci divertiamo ancora tanto. Il sacrificio che facciamo è quello di non poter sempre stare con gli altri amici. Per i problemi legati alla scuola invece siamo seguiti dalla società: quando abbiamo qualche difficoltà ci lasciano a casa a studiare!». Nello spogliatoio ci sono due figure che spiccano: quelle di Simone ed Oscar, i due portieri, messi a guardia della gabbia con motivazioni diverse. «A me stare in porta è sempre piaciuto, l’ho scelto io» spiega Simone, goalie dell’under 14 che si allena con addosso (foto) la maglia di un grande difensore, Jimmy Camazzola. «Io invece ho iniziato per caso – dice Oscar – mi hanno messo in porta e quello è diventato il mio ruolo. E pazienza se per mettere gambali, corazza e tutte le altre protezioni ci metto più di 20 minuti».

 
Con il passare del tempo poi l’hockey su ghiaccio diventa una vera e propria malattia. Due esempi? Il primo è quello di Daniele, tornato sul ghiaccio da poche settimane: «Ho iniziato da piccolo a giocare ad hockey poi, a nove anni ho smesso. Vengo da Brebbia che non è proprio vicino a Varese, ho vouto provare anche il calcio. Adesso però mi è tornata la "voglia di ghiaccio" e mi sono riavvicinato ai Mastini». Per uno che è “ricaduto” dopo qualche tempo c’è qualche altro che forse dalla “hockeite” non guarirà mai.  Luca Galeone ha ventisei anni ed è sul ghiaccio da una vita. Ora dà una mano a Janez e Karel durante gli allenamenti degli “under”. «Purtroppo non ho avuto una carriera fortunata. I Mastini abbandonarono la serie A nel ’97, proprio quando io stavo iniziando ad aggregarmi alla prima squadra. Per non smettere ho militato nelle serie inferiori con tutte le squadre della zona, dagli “Orsi” di Varese al Como e così via. Ho anche perso oltre un anno per un brutto infortunio, ma ora sono tornato sui pattini sia per giocare sia per allenare i giovani. Ora gioco a Chiavenna in serie C: mi alleno lassù una volta alla settimana e poi raggiungo i compagni per le partite. Un sacrificio? Forse, ma dopo che hai cominciato, questo sport ti rimane qui, nel cuore». Due colpi di pattino e Luca è di nuovo a centro pista: i ragazzi devono provare uno schema di power play, bisogna tornare a giocare.

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Pubblicato il 09 Febbraio 2005
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