I politici devono verificare di persona. Così si serve la democrazia

Il rimedio a quanto sembra non c’è: lo si deduce dal silenzio ufficiale della direzione ospedaliera dopo l’ennesima implosione del Pronto Soccorso

Il rimedio a quanto sembra non c’è: lo si deduce dal silenzio

ufficiale della direzione ospedaliera dopo l’ennesima implosione del Pronto Soccorso. Quanto meno non c’è nell’immediato, cioè anche per i posti aggiuntivi annunciati dalla Regione occorrono tempi tecnici legati alla burocrazia, ai soldi – pochissimi – alla mancanza di infermieri, nodo angosciante della nostra sanità.

 

Era stata fatta l’ipotesi di ricoveri temporanei negli ospedali del Verbano, ma non ha retto a fronte dei mezzi e degli uomini  insufficienti. Forse in casi di emergenza si farà ricorso all’aiuto di qualche cooperativa abilitata, quando cioè il ricovero e l’assistenza

non saranno stati assolutamente possibili.

Qualcosa dovrà essere fatto: non si potrà più credere alle promesse milanesi,  si rimpiangerà una volta di più il tempo dei Trombetta, dei Morandi, dei Nidoli e di altri amministratori  di marca varesina e non succubi della politica  “straniera”.

 

Certo che per questo disastro dobbiamo ringraziare i predecessori di Carlo Lucchina che hanno spolpato il Circolo: più di 200 posti letto in meno. E noi giornalisti si dovrà vigilare di più e meglio senza rispetto alcuno per l’ ideologia, categoria che la malattia non conosce. E i politici dovrebbero fare come Zappoli: andare di persona e inaspettati a verificare. Lo facciano all’ospedale e  in ogni posto  dove i cittadini manifestano preoccupazione o  malcontento. Così si serve la comunità e la democrazia.

 

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Pubblicato il 02 Marzo 2005
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