L’agopuntura fa bene al cavallo

Fabio Manzetti vive in Novergia ed è uno dei massimi esperti di questa medicina alternativa

Dalle leggi che regolano il mercato al taoismo, la distanza puo’ sembrare incolmabile. L’importante è non guardarsi indietro e proseguire, come ha fatto Fabio Manzetti. Lui ha iniziato come economista e ha proseguito come agopuntore. 
È nato in Toscana, ma vive da vent’anni in Scandinavia. Nel grande Nord ci è arrivato la prima volta nel 1966 da studente. Ci è ritornato da turista, perché quel posto gli sembrava famigliare. E lì (in Norvegia) si è stabilito da marito. Una moglie, due figlie e un ricordo infantile, quello dei cavalli nella tenuta di San Rossore, che riaffiora fino a indicargli la via da seguire. Sta di fatto che oggi Manzetti è un esperto di questa applicazione medica sui cavalli.
(nella foto: Fabio Manzetti)

«Nel 1980 mi avvicinai al Taoismo e subito dopo all’applicazione medica dell’agopuntura. Comprai una piccola azienda agricola e iniziai a praticarlo sui cavalli». Lui parla di sincronicità junghiana. La Svezia, La Norvegia erano luoghi che sentiva suoi. E L’agopuntura che c’entrava con i cavalli? «Uno dei testi più antichi sull’agopuntura riporta l’effetto benefico della terapia dell’applicazione sul cavallo», dice sorridendo Manzetti, come se quella scoperta fosse scontata.
Nella sua fattoria di Tomter, a 40 km dalla capitale Oslo, Fabio utilizza i suoi cavalli purosangue per  tenere corsi di psicologia equina e di comunicazione uomo-cavallo, insegnando a cavalli e cavalieri a capirsi a vicenda e collaborare. È stato allievo del luminare Are Thoresen, di cui sta curando l’edizione italiana dell’opera di medicina veterinaria olistica, ed è istruttore di psicologia equina del centro equestre nazionale norvegese.
Da buon profeta ritorna nel Bel Paese quasi una volta al mese a tenere corsi, stage e a curare cavalli. Tra i suoi allievi anche quattro veterinari con i quali collabora attivamente. «In Italia mi sono fatto conoscere quasi dieci anni fa. Ero ritornato nel 1997 per accompagnare mia figlia che voleva iscriversi all’università italiana. Un giorno, mentre eravamo ospiti in una casa di campagna, la proprietaria ci disse che aveva una cavalla che stava male. Aveva una colica e per reggersi in piedi si appoggiava ad un albero. Chiesi se potevo praticargli una seduta di agopuntura. Mi guardarono come un marziano, ma bastarono due aghi e dopo dieci minuti la cavalla pascolava e mangiava tranquillamente».

Oltre all’agopuntura, ai cavalli pratica anche il massaggio, una tecnica a cui ha dedicato un libro (Equitare Edizioni)  e che consiglia a tutti per il benessere del proprio quadrupede. Ha un ottimo rapporto con i veterinari con cui collabora abitualmente. Manzetti sa bene fin dove si puo’ spingere, non illude i proprietari dei cavalli e soprattutto non vuole sostituirsi a loro.
«La tecnica dell’agopuntura è la medesima di quella applicata sugli umani, i meridiani sono gli stessi. È chiaro che cambia l’anatomia. L’agopuntura serve in moltissime patologie, comprese le quelle legate allo stress, ma non nelle fratture o nelle rotture muscolari, dove invece deve intervenire la chirurgia e  il veterinario. Anche in questi casi però puo’ aiutare nella fase della convalescenza per facilitare la guarigione».

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Pubblicato il 11 Marzo 2005
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