Piccoli Cencelli crescono

Titolo sulla “Padania” di qualche giorno fa: “Passa la devolution. Bossi: ho pianto…”. Mi sa che era in abbondante compagnia…

RAGAZZINO, LASCIAMI LAVORARE…- Scorriamo in su e in giù i nomi dei candidati alle prossime regionali, ma qualche cosa non ci torna. Formigoni non aveva per caso lanciato un appello del tipo: “Se c’è un giovane che ha voglia di fare politica, mi invii le sue idee. Il migliore verrà candidato nelle mie liste”. Un quotidiano locale aderì entusiastico all’idea, facendosene sponsor. Orbene, o l’offerta è stata snobbata o i giovani col pallino della politica non sono all’altezza della situazione. Già, perché i nomi in lizza col presidente uscente sono tutti signori avvezzi alla politica, selezionati grazie all’intramontabile manuale Cencelli, altro che “ci invii il suo curriculum, le faremo sapere…”. Sull’operazione “Largo ai giovani”, per giunta, è sceso un silenzio tombale. Se diciamo che era l’ennesima mossa propagandistica qualcuno ci rimane male?

IL PIATTO PIANGE – Mentre da anni, con esiti fino a oggi assai modesti, Varese si arrovella attorno al dilemma “Quale cultura per la città?”, Giulio Rossini, benemerito della cultura e della città (ma è un comunistone…) si ostina a organizzare cineforum, concerti, iniziative culturali. Nonché a disertare i suddetti dibattiti. L’ultima del buon Giulio: le pellicole ispirate ai romanzi di Piero Chiara stanno andando in malora nei depositi della Cineteca Nazionale. Perché, in occasione del premio dedicato allo scrittore luinese non lanciare un appello a enti e privati, in modo da trovare i fondi necessari a salvare quel tesoro di celluloide? Restaurare una pellicola costa più o meno come un rinfresco di una delle tante inutili conferenze stampa che si organizzano per presentare il convegno sull’uso del tubero nella cultura dei Celti. L’appello di Rossini sembra ricordarci che la cultura è qualcosa che si mangia, si consuma, si vive, non una roba da sapientoni riuniti in cenacolo. Ma finora il suo appello è caduto nel vuoto.

PER UNA VOLTA CHE C’AZZECCANO…- Durante l’ultimo consiglio comunale passano emendamenti al bilancio votati da cosiddette maggioranze “trasversali”. E subito ecco apparire commenti del tipo “La maggioranza scricchiola…” “Tensioni a Palazzo Estense…”. E perché mai? Una volta tanto i rappresentanti eletti dal popolo hanno avuto uno scatto d’orgoglio, non sono andati in aula solo ad alzare la manina, si sono assunti responsabilità. Per giunta, i correttivi introdotti – qualche spostamento di fondi da una voce all’altra – non erano certo roba eversiva. E’ la democrazia, bellezza! O forse qualcuno preferisce il triste spettacolo di 50 articoli della Costituzione modificati con il passo del bersagliere, sotto il ricatto elettorale di un partito che non arriva al 4 per cento dei consensi?

EFFETTIVAMENTE – Il professor Antonio Papale, assessore alla pubblica istruzione a Varese, o ha problemi di memoria o ha un sosia in circolazione. Martedì, Papale (o uno che gli somiglia molto) rilascia al qui presente titolare della rubrica alcune dichiarazioni sulla vertenza tra comune e cooperative che gestiscono i servizi scolastici; dichiarazioni che finiscono in un articolo del Corriere della Sera. Il giorno dopo arriva un comunicato di Palazzo Estense che definisce quelle dichiarazioni “non effettivamente rese, dunque smentite”. Effettivamente? In attesa di conoscere le istruzioni in base alle quali gli assessori di questa città vanno presi sul serio, precisiamo che le dichiarazioni sono state rilasciate alle ore 12, all’ingresso di Villa Toeplitz e che persone con nome e cognome sono in grado di confermare l’avvenuto colloquio. Con l’onestà del qui presente non si stronzeggia. Effettivamente.

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Pubblicato il 26 Marzo 2005
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