Trasporti, energia, rifiuti: i candidati si confrontano sul tema dell’ambiente

Giorgio Luini, Alberto Minazzi, Alessio Nicoletti e Paolo Valentini ospiti della nostra redazione

Secondo appuntamento per i forum organizzati da VareseNews in vista delle elezioni regionali. Dopo la sanità è stata la volta dell’ambiente, tematica sulla quale hanno discusso quattro candidati al Pirellone: Giorgio Luini (Uniti nell’Ulivo), Alberto Minazzi (Verdi), Alessio Nicoletti (Alleanza Nazionale) e Paolo Valentini (Forza Italia).
Come già avvenuto per il Forum sulla sanità, le domande poste ai candidati sono state sei: tre di carattere generale, tre incentrate sull’argomento primario dell’incontro.

Si può essere felici in Lombardia?

Nicoletti: «Senz’altro sì. Viviamo in uno stato di benessere avanzato, sostenere il contrario sarebbe come sputare nel piatto in cui si mangia. Con questo non voglio dire che la situazione non si possa migliorare: vorremmo sfruttare la responsabilità che ci dà l’impegno governativo per accrescere ancora di più una situazione già positiva».

Valentini: «La speranza di essere felici è un sentimento che dev’essere di ogni persona, deve andare al di là della collocazione geografica o politica. Non cerchiamo quindi la felicità nelle buone amministrazioni: queste devono aprire spazi di libertà in cui l’individuo deve crearsi la propria felicità».

Minazzi: «La situazione di partenza è positiva. Temo però che in futuro la nostra felicità dipenderà anche da chi ci governerà: il futuro ha dei limiti. Io credo che ormai, nella nostra provincia e nella nostra regione, dobbiamo pensare ad essere felici con meno cose rispetto a quelle che abbiamo ora e che tante volte sono causa di stress e preoccupazione».

Luini: «Sicuramente si può essere felici per due motivi: la Lombardia è la nostra terra, noi siamo lombardi. Per cui il problema non si pone. Questo territorio è la locomotiva dell’Italia: abbiamo capacità di produrre, di innovare, di metterci alla prova. Oggi non c’é infelicità, parlerei piuttosto di difficoltà ad adeguarsi. La felicità però è una categoria del futuro: è la ricerca della felicità».

Quali sono le vostre tre priorità?

Nicoletti (nella foto): «Primo, la sicurezza del cittadino che oggi non si sente sicuro a casa propria. Poi bisogna pensare alle infrastrutture ed ai trasporti dove la Regione ha già fatto un’ottima scelta liberalizzando il trasporto pubblico locale. Una mossa che va anche in direzione della tutela ambientale, che è la terza priorità soprattutto nella nostra provincia. L’ambiente può essere un elemento di rinascita per tutto il centro-nord del Varesotto».

Valentini: «La priorità massima è sempre quella dei servizi alle persone, ma ritengo che in questo campo la Regione abbia già lavorato ampiamente. Se devo scegliere tre categorie sulle quali c’è ancora molto da fare dico: trasporti, per valorizzare il nostro tempo che non deve andare sprecato in code o ritardi; impresa, nella quale dobbiamo mettere tutte le nostre energie creative per permettere alle aziende lombarde di essere competitive. Poi dico ambiente, che è una conseguenza delle prime due priorità: il loro sviluppo rischia di andare a scapito dell’ambiente quindi bisogna stare attenti perché il nostro territorio è logoro da tempo».

Minazzi: «Ribalto le scelte di chi mi ha preceduto e metto l’ambiente al primo posto perché è ciò che contiene tutto il resto. Dall’ambiente dobbiamo trarre le risposte ai nostri problemi: dal rilancio economico alla sicurezza del cittadino. Poi va rivalutato il concetto di tempo: vanno messi in discussione i meccanismi che regolano la nostra vita nelle città. Il tempo dev’essere utilizzato meglio. Infine segnalo il problema dei trasporti: si varano opere come la Pedemontana che servono alle lobbies economiche ma che non sono utili al cittadino comune. La priorità deve guardare al pendolare fermo in treno, non al Malpensa Express che sfreccia vuoto».

Luini: «Prima di tutto servono le strutture: gli investimenti devono sì essere compatibili con l’ambiente, ma devono anche assicurare una “mobilità sostenibile”. Un esempio è quello di Madrid, dove sono attive ed efficienti 12 linee di metropolitana: lì il traffico stradale non è un incubo. Poi penso alla necessità dell’innovazione: in Lombardia viviamo un periodo di declino in campo economico. Dobbiamo fronteggiare con coraggio alcune sfide per evitare quelle derive che portano ai dazi, misure inutili ed antistoriche. Servono aziende competitive ed università in grado di sfornare manager preparati. Come terza priorità c’è la sanità: da circa un anno Formigoni non sbandiera più quel “modello lombardo” che probabilmente non è la panacea di tutti i problemi, come invece ci voleva far credere».

Parliamo del tema della mobilità, che avete già toccato nelle vostre risposte. Esistono soluzioni alternative a quelle che abbiamo oggi?


Minazzi (nella foto):
«Alla qualità dell’uso privato dell’automobile è difficile trovare un’alternativa. In ambito urbano ci sono biciclette e motorini che ormai in città come Milano sono molto utilizzati. Servono però incentivi per promuovere il trasporto collettivo: a Varese si era fatta una scelta intelligente con il progetto “Trambus”, pensato per sfavorire il traffico privato e velocizzare quello pubblico. Il suo smantellamento non ha fatto altro che rilanciare le automobili con tutte le loro problematiche».

Valentini: «Prima dobbiamo pensare a come ridurre il traffico, razionalizzando il sistema del lavoro. Penso ad esempio ad incentivare le possibilità di lavoro da casa in modo da diminuire la mobilità delle persone, un passo che può essere fatto in primo luogo dalle pubbliche amministrazioni. Poi bisogna guardare alle nuove tecnologie: la Regione Lombardia sta sviluppando un’interessante progetto per le automobili ad idrogeno. Per quanto riguarda i mezzi di trasporto alternativo scontiamo decenni di ritardi e l’esempio delle ferrovie è illuminante. E poi, su questo tema come molti altri, è necessaria una seria educazione del cittadino».

Nicoletti: «Il “trambus” citato da Minazzi, mi tocca dirlo, era un’idea perdente perché nei momenti non di punta Varese è attraversabile in appena quindici minuti. Il trambus non avrebbe migliorato la situazione. Bisogna puntare sui servizi integrati verso i quali la Regione ha fatto le proprie scelte con il nuovo sistema di gare. Dobbiamo lanciare una campagna culturale verso le soluzioni innovative come l’idrogeno ed il metano, e la Lombardia è già all’avanguardia su questo. Tornando alla cultura segnalo la nostra iniziativa comunale rivolta al “car pooling”: qualcuno ci ha riso dietro, ma penso che la cosa importante in questo caso sia il buon esempio dato dall’amministrazione verso il cittadino».

Luini: «Vedo tre versanti di sviluppo riguardo al problema della mobilità. Privilegiare l’uso dei mezzi pubblici che devono godere di situazioni favorevoli, aumentare gli investimenti sui mezzi di tipo ecologico (e non sempre ciò avviene), migliorare l’immagine del servizio pubblico per dare un segnale alle persone. Un esempio? A Mendrisio, paesotto svizzero, le auto comunali sono elettriche e si ricaricano presso la stazione. I comuni lombardi non hanno alcun incentivo reale ad acquistare questi mezzi perché le spese sono più ingenti dei finanziamenti erogati».

La Lombardia è una regione con un alto bisogno di energia, a causa del gran numero di industrie e di abitanti. Come, secondo voi, questa energia va prodotta? Quali sono le fonti alternative più percorribili?

Minazzi: «Non sono d’accordo sul fatto che serva più energia di quella che già abbiamo. Credo che l’aumento delle nuove tecnologie favorisca sempre di più il risparmio energetico: questa è una vera rivoluzione economica. Le soluzioni alla carenza di energia vanno tutte orientate verso il risparmio, un territorio “inesplorato” fin dalle azioni più piccole. Poi bisogna puntare sulle energie rinnovabili se queste apportano un vero beneficio all’ambiente: l’idrogeno “sponsorizzato” da Formigoni non dà grande vantaggio se viene prodotto con tecnologie che prevedono la combustione del petrolio. Finora in questo campo c’è stata una incentivazione “a spot” come nel caso di pannelli solari, che ha prodotto picchi di richieste seguiti da disinteresse diffuso. Un modo di agire che ritengo sbagliato: preferisco un percorso che porti ad una soluzione consolidata ed a portata di mano per tutti».

Valentini: «Andiamo verso un sistema industriale che prevede un uso sempre maggiore di automatismi, dove la mano d’opera va diminuendo. Per questo il fabbisogno energetico a mio avviso è in continuo aumento. Abbiamo necessità di scegliere energia pulita, per cui credo che qualora si rendano necessari potenziamenti di centrali ed impianti tradizionali, questi vadano effettuati solo nel caso in cui il saldo verso l’ambiente sia positivo. Sono d’accordo ad elargire contributi per investire in nuove tecnologie, perché queste apportano vantaggi che si ripercuotono in altri ambiti come la sanità».

Nicoletti: «L’energia va innanzitutto risparmiata e per fare questo gli amministratori devono aumentare la cultura con campagne mirate verso il cittadino. È poi doveroso puntare su quei sistemi innovativi come il fotovoltaico che con il passare degli anni ha sempre maggior affidabilità. Va invece fatta maggior attenzione ai termovalorizzatori, strutture che necessitano di essere condivisi dalla popolazione e compatibili con l’ambiente».

Luini (nella foto): «Io ritengo che il consumo energetico sia destinato ad aumentare come in ogni sistema economico avanzato. In particolare la Lombardia ha una struttura tale da andare in questa direzione. Difficile trovare spazio per nuovi impianti di produzione; concordo invece con gli interventi di chi mi ha preceduto, ovvero con il consumo intelligente e con lo sfruttamento di fonti alternative».

Un altro tema molto caldo che riguarda le problematiche ambientali è quello dei rifiuti. Quali sono le vostre idee in merito?


Minazzi:
«Su questo comparto mi piace sottolineare come le politiche dei Verdi abbiano fatto scuola. Mi riferisco alla prima parte del piano provinciale dove si ritrova la filosofia nata in Regione con la “Legge Monguzzi” che poi è stata recepita anche a livello nazionale. Quindi grande attenzione ai sistemi integrati di raccolta, alla riduzione dei rifiuti, alla loro differenziazione che permette di destinare allo “smaltimento totale” solo una piccola quota di immondizia. La provincia di Varese sta facendo un bel lavoro, migliore di quanto avviene a livello regionale dove è stata fatte un po’ di marcia indietro. I cittadini comunque hanno capito l’importanza della raccolta differenziata e stanno collaborando attivamente per la buona riuscita».

Valentini: «Mi pare che la raccolta dei rifiuti proceda bene e credo che la loro differenziazione debba proseguire fino ad un limite ragionevole. Vorrei però sottolineare come, quando si parla di accogliere i rifiuti, certe zone della provincia abbiano già fatto la loro parte. Il criterio che secondo me va seguito è quello che ciascuno si occupi di smaltire i propri rifiuti; per questo vedo di buon occhio la creazione di impianti piccoli e funzionali che, tra l’altro, hanno il vantaggio di avere costi minori nel momento in cui debbano essere rinnovati».

Nicoletti: «La raccolta differenziata ha dato una svolta culturale allo smaltimento dei rifiuti. Ora credo che gli amministratori debbano prendersi la responsabilità di intervenire in modo deciso per dare risposte alle esigenze dei cittadini. Mi pare che anche il nord della provincia debba iniziare a fare la sua parte in questa direzione».

Luini: «Riduzione, riuso, recupero, riciclo rimangono i termini più importanti su questo tema. Io per la localizzazione degli impianti di smaltimento ho un’idea un po’ particolare. Credo che il Varesotto sia in credito verso quasi tutto il resto della regione sia per quel che riguarda i rifiuti sia per altri problemi che ci siamo accollati, in primis Malpensa. Penso che sia ormai giusto dire che il nostro territorio si stia accollando tutti i problemi relativi al trasporto aereo, con effetti che ricadono su altri settori (ad esempio l’intasamento delle strade). Per questo motivo dico che il problema rifiuti deve essere preso in carico da qualche altra zona».

Infine, ci piacerebbe sapere qual è il vostro sogno personale, al di là della politica


Minazzi:
«Vorrei impiantare un vigneto nel giardino per riuscire così a produrre il vino a Varese città».

Valentini: «Il mio sogno nel cassetto, fin da quando ero un bambino, è quello di diventare direttore d’orchestra. Una figura che ritengo affascinante».

Nicoletti: «Mi ritengo una persona felice e serena. Mi piacerebbe continuare così».

Luini: «Vorrei possedere una grande biblioteca ricca di testi antichi da leggere e studiare. Ed avere il tempo per farlo».

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Pubblicato il 31 Marzo 2005
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