Alto milanese: alla ricerca di una nuova strategia
Dibattito sull'alto milanese: in anteprima l'analisi - di Cristina Castello - di una ricerca realizzata dal CeRST, con il contributo operativo di ALI Legnano
Per contribuire al dibattito nato con l’incontro dell’11 aprile, pubblichiamo in anteprima l’analisi – di Cristina Castello – di una ricerca realizzata dal CeRST, con il contributo operativo di ALI Legnano
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L’incrocio e la giustapposizione delle fasi dello studio condotto sull’area dell’Alto milanese, l’analisi territoriale e l’analisi delle percezioni e raccolta delle istanze, hanno permesso di fare sintesi e di produrre un quadro complessivo di riferimento sulle tendenze in atto nell’area.
Una particolare attenzione è stata rivolta a quei fenomeni che vanno sempre più sensibilizzando gli attori pubblici e privati, come ad esempio: i problemi connessi all’adozione delle nuove tecnologie; la creazione di capitale umano in grado di rispondere alle esigenze imprenditoriali; la questione del processo di progressiva e attualmente incompleta infrastrutturazione del territorio e gli aspetti legati alla compatibilità tra crescita economica e qualità della vita di un territorio ricco di vocazioni territoriali, che impongono una riflessione sulla possibilità di identificare, nella determinazione dei ruoli connessi alla diversità e nella costruzione di un modello di governance della pianificazione, la strategia di sviluppo per tutto l’Alto Milanese.
Il territorio è caratterizzato da una molteplicità di strumenti di programmazione che propongono visioni di sviluppo molto spesso diverse tra loro. Il numero di programmi attivabili per il reperimento di risorse, attiva altrettanti momenti di confronto che creano un sovradimensionamento inefficiente del dialogo a causa dell’inefficace coordinamento tra i diversi soggetti.
Il primo rischio riscontrato prende forma nell’incapacità del sistema nel suo complesso di comporre in termini strategici un programma comune di interventi in grado di governare gli effetti che le singole azioni settoriali, orientate a gestire problematiche settoriali, provocano sul territorio. Gli interventi di natura infrastrutturale ne sono un chiaro esempio, pensati infatti per risolvere gli effetti e problemi legati alla viabilità modificano la trama delle relazioni di un territorio e il suo disegno complessivo, andando ad incidere anche su altre dimensioni, da quelle economiche a quelle sociali.
Dal punto di vista delle relazioni che spontaneamente si sono sedimentate nel tempo tra le imprese e i settori economici, è possibile cogliere una serie di relazioni all’interno dell’area. Esiste, infatti, nell’intera area un corridoio di relazioni economiche costituito da settori appartenenti alla stessa filiera che legano l’Alto milanese da est ad ovest. Si tratta di imprese che svolgono attività diverse ma che concorrono alla realizzazione dello stesso prodotto, per esempio dalla preparazione della concia del cuoio alla fabbricazione di calzature. La filiera storicamente strutturata è nel tempo venuta meno e gli strumenti di programmazione ne hanno fatto saltare "qualche pezzo" rendendo difficile il compito di tracciare una rappresentazione unitaria della vocazione di quest’area.
È possibile pensare l’intero Alto milanese come un’area di cerniera tra due sistemi economici diversi e con proprie specificità: da un lato il sistema produttivo che corre sull’asse pedemontano lombardo verso Brescia e dall’altro il sistema economico/ambientale verso Novara.
La possibile strategia di sviluppo che emerge come sintesi del lavoro svolto passa attraverso un rappresentazione finale che porti ad identificare, pensare e pianificare gli interventi sul territorio dell’Alto Milanese come un ambito unico e compatto, anche se caratterizzato da diverse vocazioni. In altre parole si ritiene che l’idea di sviluppo su cui poggiare la strategia di divenire dell’Alto Milanese debba passare per la ricomposizione della trama di relazioni economiche e sociali, secondo un andamento est – ovest, che legano il "castanese" e il "legnanese" e viceversa. Secondo questa prospettiva l’area dell’Alto Milanese assumerebbe a pieno titolo il ruolo di crocevia in grado di legare da est e ovest il sistema produttivo pedemontano a quello appartenente all’area di Novara, mentre da sud a nord l’area metropolitana milanese e il sistema produttivo varesino. Questa possibilità di ricucire la maglia della filiera e costruire la parte della trama (est – ovest) oggi mancante permette di identificare l’Alto Milanese come nodo di una rete tra sistemi economici a diversa vocazione.
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