Il giorno del ringraziamento
Gli epocali avvenimenti della settimana hanno scatenato l’ingegno delle redazioni dei giornali. Così, in questi giorni, era uno spasso correre di buon mattino all’edicola per vedere cosa avesse messo al mondo la carta stampata. Ecco un piccolo florilegio di quanto comparso sulle prime pagine dei quotidiani. Sull’elezione di papa Benedetto XVI: “Il pastore tedesco” (Il manifesto, titolo di prima pagina); “Se sbaglio, non mi corigerete!” (vignetta di Giannelli, Il Corriere della Sera). Sulla crisi di governo: “Ascoltaci o signore (di Arcore)” (Libero, titolo di prima pagina); “Improvvise e inspiegabili dimissioni di Berlusconi” (La Padania, titolo di prima pagina).
VIVA LA DIGA – Il presidente della Provincia Marco Reguzzoni ha ragione di arrabbiarsi perché dalla sera alla mattina ha scoperto che non ci sono più i soldi promessi per costruire la diga sull’Olona, che dovrebbe prevenire le esondazioni del fiume. Sostenendo che la colpa è della burocrazia romana rischia però di sparare al bersaglio sbagliato. Verrebbe subito da chiedersi come mai, quando i soldi ci sono il merito è dei parlamentari leghisti che li hanno scovati e quando invece spariscono la colpa è di qualche ragioniere ministeriale che ce l’ha col Nord. Sarebbe consolante credere che i nostri guai dipendano solo da eccesso di zelo o scarsa solerzia dalle parti del Colosseo, ma la realtà ce l’hanno messa davanti inchieste comparse sul Sole 24 Ore e su Repubblica: bambole, per le opere pubbliche non c’è una lira, mancano i soldi per la Salerno – Reggio Calabria, per l’alta velocità ferroviaria e persino per un cantiere come il Mose, che dovrebbe mettere al riparo Venezia (Venezia!) da inondazioni ben più dannose di quelle dell’Olona.
VOLEVAMO BEN DIRE! – Ok, un discorso sulla privatizzazione di una società di autobus non è esattamente quello che ci vuole per sedurre una donna seduti la sera in riva al mare. Però un dubbio ci rode. Dunque, un annetto fa il Comune di Varese organizza una gara per appaltare il servizio svolto da Avt. C’è una procedura solenne, c’è una commissione che giudica, ci sono insomma tutti i crismi di trasparenza necessari quando si parla di un bene pubblico. Adesso si scopre che la cordata vincitrice della gara, spaventata dai costi, ha ringraziato e si è fatta da parte; così Avt – se abbiamo capito bene – ha cominciato una trattativa privata con singole aziende, come se invece di un’azienda pubblica che vale milioni di euro dovesse piazzare una Punto usata. Pensavano, qui a bottega, di essere stati gli unici a stupirsi e già temevamo di aver preso un abbaglio. Poi è intervenuto Dario Balotta, segretario regionale della Cisl, che ha sollevato la questione esattamente in questi termini. Nessun altro ha qualcosa da dire?
CONSIGLI PER GLI ACQUISTI – Un ipotetico giornalista del 3000, che indagasse sulle stranezze di Varese e della società che la accompagnava mille anni prima potrebbe arrovellarsi attorno a questo quesito: come era possibile che nel 2005 i giornali riportassero notizie sull’impoverimento delle famiglie, sulla crisi dei consumi e contemporaneamente in città venisse annunciata l’apertura di un negozio dove in vetrina compare un reggiseno del costo di 175 euro? Perdonate l’impertinenza: ma che diavolo di attributi deve avere, una donna, per infilarli dentro un coso che costa quanto mezza pensione sociale dell’Inps?
E PER FINIRE, GRAZIE – Niente, paura, non siamo degli ingrati, non ci siamo dimenticati di quanti, in questi giorni ci hanno fatto pervenire la loro solidarietà per la ben nota polemica che ha contrapposto il qui presente con il sindaco Fumagalli. Approfitto del piccolo privilegio che mi concede il direttore Giovannelli per ringraziare tutti quanti hanno scritto prendendo le difese di Varesenews: i messaggi hanno fatto sentire il nostro lavoro un po’ meno inutile e un po’ meno solitario. Grazie anche a quanti hanno solidarizzato privatamente, via telefono o di persona. Non avete idea di quanti leghisti ci siano tra loro! Post scriptum: tranquilli, a questo punto è ben difficile che il sindaco salga sull’aereo per la Cina. Ma a Palazzo Estense la storiella la sapevano ormai anche i muri!
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