«Imprese, vi spiego come cavarsela con la grande distribuzione»
In cattedra all’Insubria, su questo particolarissimo argomento, Michele Bauli
Tra imprese e grande distribuzione esiste solo conflittualità o si può intravedere un spazio di collaborazione? Che tipo di relazioni legano questi due soggetti e chi di loro detta le regole del mercato?
Per approfondire questi argomenti di forte attualità, l’Università dell’Insubria di Varese ha chiamato in cattedra, il 4 aprile, Michele Bauli, consigliere di amministrazione dell’azienda omonima.
Di fronte agli studenti della facoltà di economia, l’imprenditore della famosa casa dolciaria ha illustrato l’importante ruolo giocato oggi dai grandi canali distributivi e le implicazioni del loro potere contrattuale nei confronti delle imprese che operano sul mercato.
«La rete distributiva impone alle imprese di cambiare le scelte strategiche e di adeguarle alle proprie esigenze. È per questo che oggi è fondamentale orientare le campagne pubblicitarie e promozionali non solo ai clienti ma anche ai canali di vendita». Così Michele Bauli ha sottolineato l’importanza del trade marketing, la strategia che spinge le imprese a concentrarsi sulle richieste della grande distribuzione: «I discount e gli ipermercati sono riusciti ad affrontare anche i periodi meno favorevoli, come quello che stiamo vivendo adesso, solo perché sono riusciti a contenere i prezzi. Per reggere la concorrenza le imprese dovranno cercare di sviluppare una partnership con la grande distribuzione piuttosto che un rapporto di competizione».
«Non è solo la grande distribuzione però a preoccupare oggi gli imprenditori – ha continuato Bauli – in molti settori la concorrenza estera sta superando decisamente le nostre imprese. Paesi molto competitivi come la Cina sono infatti in grado di guadagnare in fretta molte fette del mercato».
L’imprenditore veronese non vede però nei dazi la soluzione al problema della concorrenza cinese e tra le cause del difficile periodo vissuto oggi da molte aziende ha sottolineato la mancanza di competitività: «Il settore dell’alimentare è meno colpito da questo problema ma ce ne sono altri, soprattutto quelli in cui si producono beni che possono essere imitati, che oggi sopravvivono a fatica. Per spiazzare i concorrenti bisogna però puntare sull’abbassamento dei prezzi e sulla qualità. Il problema dell’Italia infatti in questo momento è proprio questo: la mancanza di competitività».
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