Se oggi in Italia ci sono democrazia e libertà lo dobbiamo agli Alleati e ai partigiani non ai repubblichini di Salò

di Fabrizio Mirabelli

Egregio direttore,

nel 403 a.C., i democratici ateniesi festeggiarono la vittoria contro i Trenta Tiranni con un solenne giuramento, OU MNESIKAKESO, “non ricorderemo i mali accaduti”. Pur conservando una memoria fedele di quanto era accaduto, vincitori e vinti si impegnarono a non utilizzare le atrocità del passato nella polemica politica quotidiana. Più tardi Plutarco spiegò il motivo di questa saggia scelta: senza una parte di oblio, gli uomini e la Città sarebbero caduti in balia di “quei demoni chiamati Giustizieri implacabili e Vendicatori del sangue versato.”
Stupisce, pertanto, che ogni anno, con l’approssimarsi della ricorrenza del 25 aprile, si riaffaccino tesi revisioniste volte a mistificare la Storia riaprendo vecchie ferite del nostro Paese.
A mio modesto parere, infatti, tutte le forze politiche dovrebbero essere consapevoli di un fatto oggettivo: ovvero che se oggi in Italia esistono democrazia e libertà lo dobbiamo agli Alleati e ai partigiani non certamente ai repubblichini di Salò, complici della tirannide nazista.
Al signor Gianfredo Ruggiero della Nuova Destra Lonatese che, non più pago di provocare dalle colonne de “La Prealpina” ora ci affligge anche sul web, potrei rispondere con un lunghissimo elenco di arresti, saccheggi, eccidi, torture, requisizioni, deportazioni da parte delle SS e dei repubblichini con e senza divisa compiuti contro i partigiani e le popolazioni inermi.
Gli stessi tedeschi, ad esempio, furono costretti a prendere le distanze dalle Brigate Nere di Pavolini denunciando il discredito da esse arrecato alla loro causa ( ed è tutto dire! ). Senza contare quello che fecero le “polizie speciali”; le squadre dei killer Bernasconi, Panfi, Fininzio; i torturatori della legione “Ettore Muti”, di Carità, di Koch; o la vergogna del campo di sterminio nella Risiera di San Sabba a Trieste. Molti di questi criminali, a fine guerra, riuscirono a farla franca ma sarebbe veramente troppo se nel 2005, grazie al governo Berlusconi, per le loro “eroiche imprese” riuscissero a prendere addirittura una pensione della Repubblica Italiana pagata da tutti i contribuenti.
Nel 60° anniversario della Liberazione forse è ormai venuto il momento di stendere un velo pietoso su ciò che è stato a patto che, però, ciò non sia solo un pretesto per mettere sullo stesso piano i valori di chi si è battuto per la libertà e la democrazia, a cui deve andare la nostra riconoscenza e il nostro rispetto, con quelli radicalmente diversi di chi, invece, si è battuto per la servitù e la dittatura.
La differenza, in fondo sta anche in questo piccolo dettaglio: se avessero vinto i nazisti e i repubblichini oggi vivremmo in un Paese dove tutti avrebbero dovuto pensarla allo stesso modo pena la galera. Grazie agli alleati e ai partigiani, invece, viviamo in un Paese dove, fortunatamente, anche i vinti possono esprimere liberamente le loro opinioni.

Varese, 18 aprile 2005

Fabrizio Mirabelli
Segretario DS Varese

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Pubblicato il 18 Aprile 2005
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