Bulgheroni: “Via libera agli investimenti privati”

L'ex proprietario della Pallacanestro Varese interviene nel dibattito sugli impianti sportivi. "L'importante è che ci siano garanzie"

Giocatore della grande Ignis, imprenditore di successo e proprietario per un ventennio della Pallacanestro Varese, Toto Bulgheroni (nella foto) rappresenta una delle maggiori figure sportive della Città Giardino. A lui abbiamo chiesto un commento sulla proposta elaborata da Riccardo Sogliano circa la possibilità di affidare il rilancio degli impianti e delle società sportive ad investitori privati.
«Io penso che non si possa chiedere al Comune di fare l’imprenditore. Per cui, davanti alle problematiche odierne del mondo sportivo, mi pare che
l’unica via percorribile sia proprio quella indicata da Sogliano. Concedere il via libera ad investimenti privati a condizione che gli imprenditori interessati diano le dovute garanzie. Ovvero che rispettino le regole e dimostrino serietà».

«Le società di alto livello – prosegue Bulgheroni (foto sotto: sul parquet di Masnago alcuni anni fa) – hanno bisogno di una "casa" propria e mi pare che le proposte del Varese 1910 vadano in questa direzione. Quando ad esempio ho rilevato la Pallacanestro Varese, una delle prime cose che ho fatto è stata la stipula di un contratto con il Comune per avere in gestione il palasport per dieci anni. Una convenzione che indubbiamente ha avuto costi alti, ma che è servita da reciproca garanzia tra la società e Palazzo Estense: loro avevano la certezza che la Pallacanestro si sarebbe occupata della struttura, noi la sicurezza di poter lavorare nello stesso ambiente, adatto alle esigenze della pallacanestro, per un periodo lungo».

Sulla "appetibilità" di una piazza come Varese, Bulgheroni è concorde sul fatto che l’interesse verso le società sportive debba essere affiancato da quello "commerciale". «Nel mondo dello sport non utilizzerei il termine "investitori" quando mi devo riferire a persone che mettono soldi, perché un investimento presuppone un ritorno economico che nella fattispecie non si riscontra, soprattutto in un mercato relativamente ridotto come quello varesino. Ritengo quindi necessario che all’attività sportiva si possa affiancare quella commerciale. Io in questo momento non conosco persone interessate, ma se Sogliano ritiene di avere alcuni "nomi" pronti ad intervenire ne avrà gli argomenti giusti. Intanto mi vengono in mente alcuni esempi in cui il connubio tra impianti sportivi e spazi pubblici funziona a meraviglia. A Washington i negozi aperti all’interno del palasport sono fruibili tutti i giorni; ora quella zona è vissuta attivamente dai cittadini che hanno a disposizione un luogo vivo dove incontrarsi. E la città ne trae vantaggio. Se si trovasse una società o un soggetto con il know-how adeguato a gestire un luogo simile, anche una città italiana, anche Varese ne ricaverebbe un beneficio».

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Pubblicato il 13 Maggio 2005
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