«Per Whirlpool siamo stati visionari o semplicemente inascoltate Cassandre?»

Le osservazioni di Acai sulla crisi Whirlpool: parlano Enrico Marocchi e Enrico Ottolini

Un’altra voce si esprime sulla crisi Whirlpool; quella della associazione artigiana Acai, il cui presidente è Enrico Marocchi e il direttore è Enrico Ottolini.
Ottolini riporta nel contributo, che abbiamo ricevuto e pubblichiamo in sunto, anche testimonianze raccolte in qualità di membro della Commissione consultiva europea per la ricerca e l’Innovazione, di cui fa parte da alcuni anni.

Le dichiarazioni del presidente di Acai Enrico Marocchi
«Ad una situazione di crisi, quella del tessile, si aggiunge quella del bianco, con la sua azienda più rappresentativa e che ha fatto dai tempi di patron Borghi tanta storia del nostro territorio: cioò però non vuole solo dire migliaia di lavoratori a rischio, ma anche centinaia di piccole realtà artigiane per le quali si prospetta il rischio di una chiusura perché esse la delocalizzazione non possono né pensarla né farla, mentre la diversificazione per una piccola azienda non la si improvvisa dall’oggi al domani. Ora per noi tutti, come andiamo dicendo da mesi, la situazione si fa drammatica e molti sembrano non volerne prendere coscienza».

Le dichiarazioni del Segretario di Acai, Enrico Ottolini
«Si invocano tavoli e riunioni come se questi fossero la soluzione di tutti i mali. Ma più probabilmente sono alibi per le coscienze. Peccato lo si faccia troppo tardi, malgrado già da tempo ci siano segnali che inducono perlomeno a sospettare qualcosa. Un piccolo, ma significativo esempio: nella scorsa estate , affrontando il problema degli stage estivi dei nostri giovani studenti degli Istituti Tecnici, si colse che ai più bravi plastici, meccanici, informatici ed elettronici venivano offerte possibilità dal "distretto Whirlpool" per stage all’estero… per noi quello era il segnale, al di là delle dichiarazioni di facciata, che l’operazione di" trasferimento" era non solo già stata pianificata, ma in fase di avanzata preparazione. I giovani studenti sono infatti forze nuove, fresche, disponibili, senza problemi di figli e acciacchi, a costi ragionevoli e con la reale prospettiva, lasciati i libri, di poter subito lavorare, guadagnare bene e far carriera ed esperienza all’estero. Quando osservammo che il rischio che si trattasse di un disegno del genere, fummo tacciati di allarmismo fuori posto.
A novembre scorso, cogliendo un’opportunità di "progetto europeo" per aree con "settori a rischio" proposi invece, in collaborazione con ComEuro, all’Università dell’Insubria di lavorare tutti insieme a quello della plastica, ovvero del settore bianco, con esplicito riferimento alla forte dipendenza di tante imprese a Whirlpool e della loro necessità di trovare quanto prima soluzioni alternative e comunque anticipare interventi ed azioni rispetto all’inevitabile "grazie, scusate il disturbo" della multinazionale: era solo questione di tempo: noi non abbiamo ricevuto risposte conrete èer tempo: abbiamo presentato comunque il progetto e stiamo attendendo risposta che, in caso positivo, sarebbe il classico cacio sui maccheroni visto per come è andata a finire. Peccato che la proposta sia debole nella sua partnership locale ed istituzionale, aspetto che in sede comunitaria ha un grande peso sulla sua effettiva approvazione. Per questo, di fronte a simili situazioni in cui si avverte esserci così tanta miopia e tanto pressapochismo sarebbe tempo di dare nome e cognome a chi stringe mani e a fa finta di sapere e pensare cosa fare per il territorio, mentre i cittadini stanno lottando per non retrocedere nel campionato più importante: quello della vita»

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Pubblicato il 02 Maggio 2005
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