Leo Longanesi l’uomo che conosceva gli uomini
Nel 1905 nasceva a Bagnacavallo uno dei più grandi intellettuali del Novecento
Il 30 agosto 1905 nasceva a Bagnacavallo , in provincia di Ravenna, Leo Longanesi : sarebbe diventato giornalista, caricaturista, finissimo cultore di satira e umorismo, scrittore ed editore a lungo sulla ribalta culturale e politica del Dopoguerra sino alla sua morte avvenuta il 27 settembre del 1957.
L’anniversario della nascita del focoso giornalista Fabio Bombaglio lo ricorda “ senza bronzo e senza marmo “ ma con una significativa selezione di micidiali battute di Longanesi. La loro efficacia ha vinto il tempo perché l’uomo Longanesi conosceva bene i suoi simili.
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Cercava la rivoluzione e trovò l’agiatezza.
Alla notizia dello scatto di stipendio, l’esercito scattò in piedi come un sol uomo.
N.: alla sua penna sono appesi una moglie, diversi figli, una madre e una serva. Bisogna tenerne conto, quando si giudica la sua prosa.
L’aiuto regista C. aiuta il regista V. a far spendere i danari al commendator B., arricchito con gli aiuti americani, il quale aiuta una graziosa ragazza costretta ad aiutare la famiglia.
Colazione con l’ambasciatore G. Le sue idee non hanno più avanzamenti: sono alla fine della loro carriera.
Mi accontento di quel poco che non mi basta.
Posò il suo vecchio uovo di capitalista in un nido di infanzia operaia, e ne venne fuori un finanziamento governativo.
La libertà tende all’obesità.
"A noi manca soltanto la tecnica", disse l’industriale che guidava da venti anni il più grande stabilimento tecnico della nazione.
In trattoria. L’avvocato O. finge di non vedermi ma le sue orecchie mi fissano.
I buoni sentimenti promuovono sempre ottimi affari.
Io mi faccio molte illusioni, tanto non costano nulla.
Sposano un’idea, poi la lasciano, con la scusa che non ha fatto figli.
Cercava l’ispirazione nelle fatture, cercando di non pagarle.
"Ho perduto l’abitudine di credere nei partiti che perdono", dice l’industriale G.D.D.
"Non occorrono grandi capitali nell’industria: bastano buoni indirizzi di ministri". Dice B.
B. crede che la morale sia la conclusione delle favole.
Pensare in contanti. "Cerchi di non riflettere: si affidi soltanto al suo istinto di farabutto".
L’italiano: totalitario in cucina, democratico in parlamento, cattolico a letto, comunista in fabbrica.
Popolo di navigatori, che sbarca il lunario.
"Commendatore, le sue mani non mi sono nuove: le ho già sentite un’altra volta nelle mie tasche".
Una società fondata sul lavoro non sogna che il riposo.
N.: di quelle coscienze fiere che poi appassiscono al primo contatto col benessere.
Di quei tipi che tengono il ritratto dei figli sul tavolo per anni, e che apprendono poi, dalla moglie in fin di vita, che soltanto una di quelle tre creature era sua…
La domenica è il giorno in cui ci si propone di lavorare anche la domenica.
I buoni sentimenti a cui facciamo appello quando i nostri affari non procedono.
L’on.T.: è sempre colto dal dubbio di essere disonesto, ma poi rientra nella fede.
A forza di vedute panoramiche, non riuscì più a trovare il buco della sua serratura.
Alla manutenzione, l’Italia preferisce l’inaugurazione.
Una personalità complessa: si scrive lettera anonime per guidare la propria coscienza.
Buoni a nulla, ma capaci di tutto.
Quando potremo dire tutta la verità, non la ricorderemo più
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