Una divagazione obbligatoria in nome di Dylan Dog

Era tutto pronto per la nostra newsletter ma all'improvviso una gradita sorpresa chiamata Tiziano Sclavi

Era già tutto pronto, avevamo preparato un pezzo su di un autore francese vicino al mondo della scuola, la nostra newsletter sarebbe stata introdotta così da un argomento legato all’attualità.
All’improvviso è giunta la notizia dell’inaugurazione a Venegono Superiore della corposa donazione libraria fatta da un certo Tiziano Sclavi.
Salto sulla sedia, sobbalzo della tastiera. Quel Tiziano Sclavi? Quello di Dylan Dog, lo scrittore meglio noto come l’Orso più timido di tutti gli Orsi? Proprio quello, ci hanno confermato. Fermate le macchine! Si cambia l’apertura.

Già, perché l’occasione è troppo ghiotta per lasciarla perdere. Tiziano Sclavi è il creatore del fenomeno più interessante del fumetto italiano degli ultimi, ormai quasi, vent’anni. Dylan Dog, l’investigatore dell’incubo, ha rappresentato un momento di svolta nel mondo delle striscie al pari di quello che aveva fatto Alan Ford nel 1969. Ma ancora più di Alan Ford rappresenta un punto di svolta perché il Dylan si identifica con il solo autore dei testi. Spieghiamo meglio: nella storia del fumetto sono quasi sempre le coppie a creare il fenomeno, autore e disegnatore danno vita a personaggi di gran successo, come appunto la coppia Magnus & Bunker che fece di Alan Ford e del gruppo TNT un modello ineguagliato di fumetto ironico e scanzonato.

Nel caso di Sclavi, e del suo Dylan Dog appunto, è lo scrittore ad essere “deus ex machina”, i disegnatori sono diversi e, nello stile della Bonelli, liberi di interpretare graficamente il personaggio. Tra l’altro è giusto sottolineare che tra di essi c’è anche Corrado Roi, lavenese, splendido disegnatore ed illustratore, che ha dato vita, secondo chi scrive, ad una delle più intense rappresentazioni del personaggio di Sclavi. Sarebbe però meglio dire “dei personaggi” di Sclavi, poiché accanto a Dylan si muove e, sprattutto parla, un certo Groucho, assitente dell’investigatore e gemello cartaceo del Groucho Marx che con i suoi fratelli Harpo e Chico diede vita ad un trio comico unico negli Stati Uniti della prima metà del ‘900.

Non va sottovalutato, il Groucho di Sclavi e per due ragioni: intanto perché svolge un ruolo di contrappunto ironico fondamentale nell’equilibrio delle storie e poi perché è ormai l’unico Marx che si possa elogiare senza rischiare grosso. 30 settembre a Venegono, dunque; meglio esserci perché la sola remota possibilità di vedere Sclavi dal vivo rappresenta un evento che ha le stesse probabilità di incontrare lo Yeti in Piazza Monte Grappa a Varese… O forse questo vi è già capitato?
Buoni fumetti a tutti, del francese ne parleremo la prossima volta.

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Pubblicato il 24 Settembre 2005
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