«Gran parte dei comuni ha uno studio di supporto per prevenire i rischi ambientali»

L'assessore regionale Boni risponde alle dichiarazioni di Legambiente sui Comuni a rischio idrogeologico

«Sono stati molti gli investimenti sul tema della prevenzione dei rischi idraulici ed idrogeologici da parte della Regione Lombardia, a tutti i livelli, ma soprattutto a livello comunale.» A rispondere all’analisi di Legambiente Lombardia sui rischi di frane ed alluvioni, e sulle azioni di monitoraggio e prevenzione nei Comuni lombardi, è l’Assessore regionale al Territorio e all’Urbanistica Davide Boni. «Recentemente la Regione ha approvato la legge regionale 12/05 che prevede una specifica sezione dedicata alla prevenzione. Si tratta di valutare nei dettagli i rischi cui il territorio è soggetto per evitare di costruire in zone esposte e per individuare le zioni di mitigazione per quegli insediamenti che nel passato sono sorti senza una valutazione dei rischi presenti.
Già con la legge regionale 41/97, i Comuni sono stati obbligati a
dotarsi di uno studio geologico a supporto della propria pianificazione urbanistica. I Comuni e le Province, inoltre, recepiscono nei propri strumenti di pianificazione le indicazioni vincolanti introdotte dal Piano di Assetto Idrogeologico del Bacino del Po (PAI). In Lombardia su 1546 comuni, 1045 hanno uno studio di supporto al proprio piano regolatore e circa 700 hanno già tecnicamente recepito le indicazioni provenienti dal PAI. Anche le Province stanno adeguandosi.
Per quanto riguarda gli insediamenti riconosciuti a rischio, la Regione programma ed attua interventi di mitigazione e di difesa con l’ausilio degli Enti Locali: i finanziamenti regionali sono sufficienti solo per garantire il rpimo intervento e ‘tamponare’ le situazioni di maggiore mergenza, mentre sono scarsi e discontinui nel tempo i finanziamenti statali per opere di prevenzione da realizzare secondo le procedure di intervento ordinario».

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Pubblicato il 07 Ottobre 2005
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