La Cina e la tutela di interessi nazionali

Una giornata a parlare di politica internazionale negli uffici del Dipartimento di Stato

Piani alti, uffici che guardano il Potomac e i monumenti ai presidenti. Siamo al Dipartimento di Stato (il Ministero degli Esteri) della più grande superpotenza del mondo. In questi uffici eleganti ma sobri lavorano persone che concentrano un potere difficile da immaginare. Qui si sono decisi i destini di nazioni intere, qui a tempi di Henry Kissinger e della guerra fredda si sono svolte trattative delicatissime.

Mentre entravo, usciva un personaggio orientale, primo ministro o capo di stato: chissà quali passi in avanti (o indietro) è riuscito a strappare per il suo paese…

Credo che oggi anche chi mi ha invitato (è proprio il Dipartimento di Stato) abbia voluto conoscermi un po’ di più.

Ed è stata – credo – simpatia reciproca.

Ho passato quasi una giornata a parlare di politica estera, Cina, industria tessile, aeroporti e politiche di aviazione, argomenti sui quali c’è una certa identità di vedute.

Ad esempio stessa posizione sulla trattativa “open sky” in atto tra USA ed Europa per la regolamentazione del mercato aereo. “Se il mercato è libero, non potranno che prevalere i nostri interessi” abbiamo concluso sia io che il direttore della sezione trasporti, alludendo lui alle compagnie americane (per loro le più competitive), io a Malpensa, favorita dalla posizione in mezzo ad un’area di grandi potenzialità economiche.

Anche su Cina e tessile, assoluta convergenza: siamo tutti per il libero mercato (e loro lo sono per davvero, non tanto per dire), ma bisogna procedere con prudenza e ogni tanto è necessario intervenire. E loro intervengono, ponendo dazi e fissando quote (massima crescita a tanti prodotti tessili cinesi non superiore al 7-8%), senza paura e con un decisionismo che deriva da profonde convinzioni liberiste: “limitiamo oggi il mercato – conclude un alto dirigente – per aprirlo completamente domani, ma con le nostre aziende ancora attive e che nel frattempo non sono scomparse”. Come dargli torto?

Hanno sicuramente il pregio della determinazione, e in effetti l’ impressione che ti lasciano è davvero di avere davanti diplomatici un po’ poco propensi a districarsi nei labirinti della democrazia. Il carattere sembra poco “diplomatico”, ma quello invece di gente che se ha un nodo gordiano da sciogliere, prende la spada e lo taglia. Proprio come nella leggenda fece Alessandro Magno, dimostrando di essere l’uomo del destino, nato per sciogliere il nodo e conquistare il mondo.

Qui di nodi gordiani ne hanno sciolti parecchi, e in effetti il mondo lo hanno conquistato.

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Pubblicato il 09 Ottobre 2005
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