Quattro MV Agusta ed una Frera: splendono le due ruote targate Varese
La F4 1000 "Tamburini" chiude la rassegna sui cento anni della moto italiana. La casa di Tradate immortalata sui manifesti. Esclusa ingiustamente la Cagiva
Nella storia del secolo sulle due ruote a motore in mostra a Milano non poteva mancare un riferimento piuttosto marcato al Varesotto, una delle culle nazionali della motocicletta. Culla soprattutto dell’azienda che più di ogni altra ha segnato la storia delle corse, la MV Agusta divenuta immortale a suon di mondiali vinti con il suo alfiere più famoso, Giacomo Agostini, e ritornata prepotentemente agli onori delle cronache con gli ultimi modelli firmati dalla matita di Massimo Tamburini.
Sono quattro i bolidi rosso-argento presenti a Milano provenienti dal museo Agusta di Samarate. I primi due risalgono al 1965: una è di cilindrata 600 con motore a quattro cilindri ed è stata la prima sportiva di serie ad adottare questa soluzione; l’altra è la moto con quale Agostini ha vinto il suo primo mondiale in classe 350. Anche la terza MV è legata alle imprese sportive di “Ago” (foto): si tratta di una 500 quattro cilindri del 1972 sulla quale il centauro bergamasco ha conquistato l’ultimo mondiale per la casa di Cascina Costa. Infine, a chiudere, l’intera esposizione, gli organizzatori hanno voluto l’ultimo modello della casa varesina: la F4 1000 “Tamburini” esibita come tributo per il designer che più di ogni altro ha sedotto i motociclisti di tutto il mondo.
La mostra non dimentica neppure un altro nome nobile del motociclismo varesotto, la Frera di Tradate che ha recentemente avuto l’onore di un museo dedicato. Se tra gli stand c’è solo una moto, l’antica GT 570 del 1914, molti sono i riferimenti all’arte che ha accompagnato la storia della Frera. Arte sottoforma di manifesti pubblicitari firmati da Plinio Codognati che rappresentano di volta in volta la “bicilindrica” del 1915, la sala prova della Frera nel 1914 e via dicendo.
Infine ci sia permessa una nota di disappunto: i curatori della rassegna si sono “dimenticati” della Cagiva, un altro marchio che accanto alla storia ha riempito una bacheca di allori, con i trionfi alla Dakar di Edi Orioli e le partecipazioni al Mondiale 500 con piloti del calibro di Mamola, Lawson, Barros e così via. Una scelta che lascia perplessi anche in virtù dell’importanza del “fenomeno 125” che ha spopolato in Italia negli anni ’80 e ’90 ed ha visto in primo piano un modello come la Mito. Peccato, ma la mostra merita comunque di essere visitata.
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