“Tre Voli”, un romanzo per il teatro e la musica

Dopo un lungo silenzio Chiara Zocchi ritorna con un nuovo libro (Garzanti)

Forse Chiara non se n’è resa conto, ma il suo secondo romanzo, Tre Voli (edito da Garzanti), è un po’ carolliano. Niente Bianconigli o Cappellai Matti o strambe cerimonie del tè, ma una protagonista che si infila in buchi neri e vede la realtà deformarsi, beh, quella c’è eccome. Ci sono anche i personaggi surreali e c’è un cattivo, che non è la regina, ma un Signore bianco dall’animo nero. Le sensazioni di cui sono impresse le pagine sono ugualmente sensazioni di allucinazione e angoscia (pensiamo a quando Alice diventa gigantesca e rimane così imprigionata, in balìa del suo corpo), alternate a momenti di felicità e di descrizioni surreali (quali la cerimonia del tè o il Brucaliffo che fuma il narghilè). A completare l’allucinazione data dalla sovrabbondanza del surreale, vi è la musica: le parole, non i conigli o le carte, si animano e parlano e cantano. Forse proprio perché al romanzo di Carroll mancava l’elemento musicale, una canzone di quest’estate cercava di riempire il vuoto musicando le parole del Bianconiglio, scandite da un ticchettio; mi riferisco all’americana Gwen Stefani (ex dei No doubt) la quale in “What you’re waiting for?” (“Cosa stai aspettando?”) fa parlare il coniglio impaziente e dall’onnitichettante orologio, ma al contempo incarna (nel video) la bionda protagonista, Alice. Segno dei tempi e tentativo di (ri)lettura dell’opera. Ma la (ri)lettura è esterna, affidata alla canzone. Chiara Zocchi invece scrive una storia post-moderna, con tratti simili a quelli dell’opera dello scrittore inglese, ma in cui la musica c’è, non va aggiunta. La differenza è paragonabile a quella che intercorre tra una colonna sonora originale, scritta appositamente per un film, e una canzone già famosa e nota applicata ad una precisa scena cinematografica.

Per leggere il romanzo zocchiano non bisogna avere la pretesa di SPIEGARSI tutto, di CAPIRE profondamente i concetti e le frasi per il gusto di compiacersi dell’aver capito, bisogna leggere queste pagine per puro piacere. Ossia il piacere di stupirsi. Chiara Zocchi sa spalancare orizzonti fantastici, ma senza ricorrere ad universi paralleli al nostro (come quello di Alice), non c’è un’Atlantide o un’IsolaCheNonC’è, bastano le parole a creare immagini, suoni e allucinazioni. Per esempio non è più l’obsoleta bacchetta magica a trasformare la protagonista di Tre Voli (e noi lettori) in SUPER-eroi, ma è l’entrare al SUPERMERCATO. Il SUPER-mercato è la cabina telefonica kantiana. Se Alice cambiava di dimensione esteriore (gigantesca o minuscola), la protagonista dell’opera zocchiana è un personaggio contemporaneo, che cambia a livello interiore, sprofondando in un abisso (il black-hole di Alice) e poi risalendo(vi). Non ci resta dunque che aprire le pagine del libro o andare a teatro per fare Tre Voli e vedere la realtà che sta al di là dello specchio.

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Pubblicato il 05 Ottobre 2005
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