Le residenze per gli anziani preoccupate per il futuro
Massiccia la presenza dei responsabili delle RSA del territorio al convegno "Quale futuro per le RSA?". Tra le richieste l’aumento dei fondi da parte della Regione
Non sono sul piede di guerra ma poco ci manca. Le RSA, residenze socio assistenziali, sono seriamente preoccupate per il futuro: se non cambierà qualcosa nella politica regionale, si dovrà metter mano alle rette. Così, questa mattina, la gran parte di istituti della nostra provincia si è ritrovata nel teatro della Fondazione Molina per condividere sensazioni e pareri e per ascoltare qualche suggerimento illustre. "Noi abbiamo aperto solo lo scorso anno – spiega Daria Servida che dirige Villa Dossel di Caglio – abbiamo 40 ospiti con 60 posti disponibili. Temo che, se non cambierà qualcosa, tra qualche anno non avremo più alcuna richiesta". "Siamo scontenti e preoccupati – commenta la dottoressa Simona Banesco, medico della Casa Madonna della Croce di Viggiù – la situazione economica è delicata. Se non adeguano all’Istat i finanziamenti non so cosa potrà succedere". "Se andiamo avanti così – aggiunge Sergio Sgubin . direttore della Fondazione Bernacchi di Gavirate – il prossimo anno non potrò pagare le tredicesime al personale". "La competizione è elevata, i servizi richiesti sempre maggiori – spiega Eugenio Nobili, direttore della casa Ronzoni di Besozzo – e i fondi sempre invariati. Dobbiamo ritoccare le rette? Ma non si dovrebbe, invece, puntare ad una politica che agevoli le famiglie?"
Una sala gremita in ogni ordine di posti ha seguito con attenzione le relazioni del professor Gianfranco Garancini, amministrativista, che ha invitato le RSA a prendere in mano la situazione, scendendo in campo con autorevolezza ma anche con grande senso di responsabilità per poter gestire la situazione sopportando oneri e onori, del commercialista Mario Colombo e di Silvio Riboldazzi della Fondazione Don Gnocchi che, con la sua presenza capillare in tutto il territorio, ha dato una panoramica delle condizioni a livello nazionale: "In Lombardia la situazione è decisamente positiva. La Regione, è vero, obbliga a livelli standard elevati a cui non corrisponde un’adeguata fonte finanziaria. Ma le RSA devono superare gli antichi schemi e adeguarsi ai cambiamenti. Oggi le politiche del Welfare sono integrate con il territorio: non sarebbe più possibile gestire 800 posti, come avevano noi, in modo indifferenziato. Oggi le richieste sono tante e diverse e non ci si può costruire un modello fisso. Il momento è di transizione, le difficoltà ci sono ma sono legate ai cambiamenti: bisogna aprirsi".
Un discorso che è suonato troppo ottimista tra i presenti, alle prese con la richiesta di adeguamenti dei rimborsi sanitari.
All’incontro mancavano il Ministro Maroni, che sin dall’inizio aveva delegato il direttore del dicastero Johnny Daverio sostituito all’ultimo momento da William Malnati, i rappresentanti dell’assessorato regionale al Welfare, e quelli alla Sanità. Per la Provincia era presente il dirigente dei Servizi Sociali Marina Rossignoli, inviata dall’assessore Azzi. Solo in tarda mattinata si sono presentati il presidente del Consiglio regionale Attilio Fontana e l’assessore alla sicurezza Massimo Buscemi.
Seduto sin dalle prime battute, accanto al direttore dell’Asl Pierluigi Zeli, c’era il diessino Daniele Marantelli: "A mio parere, le politiche per la famiglia e per gli anziani non vanno solo declamate negli incontri pubblici, ma ogni giorno sul campo con scelte politiche coscienti. Nel campo della sanità e dell’assistenza occorre voltar pagina ed iniziare a premiare qualità e merito e non cordate o gruppi di potere politici consolidati
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