Inchiostro nel latte: un errore di stampa

Il professor Luciano Piergiovanni spiega il "caso Tetrapak" e che cosa può essere accaduto

La contaminazione da Itx (Isopropyl Thioxanthone) scoperta dapprima in alcune marche di latte per l’infanzia e poi riscontrata da Altroconsumo in diversi prodotti confezionati con il TetraPak sta preoccupando seriamente l’opinione pubblica. Per capire quello che può essere successo abbiamo sentito l’opinione del professor Luciano Piergiovanni (nella foto), titolare della cattedra di "Tecnologie del Condizionamento e della Distribuzione dei Prodotti Agro Alimentari" del corso di Scienze e Tecnologie alimentari della Facoltà di Agraria dell’università di Milano e grande esperto di imballaggio alimentare.

Professore, in che modo l’Itx, sostanza utilizzata in fase di stampa del cartoncino, può aver contaminato gli alimenti?
«Anzitutto sgombriamo il campo dall’ipotesi più grossolana, quella per la quale l’Itx è penetrato attraverso gli strati che compongono il TetraPak. Questo è un "cartoncino poliaccoppiato", formato da un foglio di cartoncino stampato (qui si trova quindi l’inchiostro e di conseguenza l’Itx ndr) e uno di alluminio che all’esterno e all’interno sono ricoperti da un sottile strato di polietilene. Ebbene, è impossibile che questa sostanza possa diffondersi attraverso sia il cartoncino, sia l’alluminio». Il prodotto "incriminato" sarebbe quindi venuto a contatto con gli alimenti attraverso un’altra strada: «Le confezioni in TetraPak sono formate, con un macchinario apposito, partendo da una bobina di poliaccoppiato. È quindi possibile che la faccia stampata del cartoncino abbia "sporcato" quella che poi va a contatto con gli alimenti».

Per quanto si conosce, l’Itx è nocivo per la salute umana?
«Secondo gli studi disponibili fino ad ora l’Itx non è tossico, inoltre le quantità ritrovate nei prodotti alimentari sono molto ridotte, nell’ordine dei milionesimi di grammo per chilogrammo. Sono comunque in corso delle ricerche per capire se e quanto può essere tossica».

A cosa serve di preciso questa sostanza?
«L’Itx è un fotoiniziatore. Serve quando nella stampa si utilizzano inchiostri UV, sostanze innovative in quanto non hanno bisogno di solventi i quali danno proprio problemi di nocività. Questi inchiostri sono allo stato fluido fino a quando non vengono illuminati con raggi ultravioletti che permettono la loro polimerizzazione, ovvero solidificano. I fotoiniziatori servono a migliorare il processo che ho descritto».

La contaminazione rilevata nei giorni scorsi è un episodio casuale o può essere avvenuta in altre circostanze?
«Io credo che la contaminazione sia dovuta o ad un errore di dosaggio dell’Itx, oppure ad un’illuminazione con i raggi UV insufficiente. Per cui ritengo verosimile che ciò sia potuto accadere anche in passato e non solo sul latte per l’infanzia ma anche su altri prodotti, come denunciato da Altroconsumo. Però va anche detto che la contaminazione non è stata rilevata in modo sistematico: c’è in alcune confezioni, non in altre. Per questo ritengo che sia dovuta a qualche errore casuale nella preparazione delle bobine».

Le confezioni "a rischio" sono solo quelle della TetraPak o anche quelle di altre marche?
«Che io sappia l’Itx è stato rilevato soltanto in alcuni tipi di confezioni TetraPak. Anzi, in confezioni realizzate con bobine prodotte in sedi estere della TetraPak, non dalla filiale italiana che non usa questa tecnica di stampa. Per quanto riguarda le altre marche, la Combibloc non utilizza gli inchiostri con Itx, mentre non so pronunciarmi sugli imballaggi della Elopak».

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Pubblicato il 01 Dicembre 2005
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