«La vittima ha lottato fino all’ultimo»
Altri particolari sull'sull'omicidio di Maria Grazia Tosi forniti dal pubblico ministero Massimo Baraldo, che sta tentando di ricostruire quanto avvenuto
Continua ad aleggiare un fitto mistero sul movente del delitto consumatosi ieri mattina in via Goito. Luigi Tosi (foto), il 67enne che ha ucciso la sorella Maria Grazia ed il suo cane Zeus, di fronte al magistrato Massimo Baraldo ha taciuto. Il pm non si è sottratto ai giornalisti che richiedevano notizie: ha riferito di essersi trovato di fronte "un ometto curvo, anziano, di statura medio-bassa, e che non mi è parso più scioccato di tanto, in ogni caso non incapace di intendere e di volere". Qui si giocherà già una prima battaglia, perchè l’avvocato Roberto Aventi, legale di Tosi, intende chiedere la perizia psichiatrica per il suo assistito.
Per Baraldo è stata una sorpresa scoprire che Tosi aveva già ucciso la moglie nel 1986: "Il casellario era chiuso a quell’ora, ho scoperto il fatto per ammissione dello stesso interrogato, quando gli ho fatto la domanda di rito su eventuali precedenti condanne". Diciannove anni or sono Tosi aveva soffocato la moglie Elena Fischietti mettendole in bocca degli slip, poi l’aveva legata a delle pietre e buttata nel Ticino, dicendo quindi alle figlie, allora di 15 e 11 anni, che la madre aveva abbandonato il tetto coniugale "per andare a fare la bella vita". Per mesi, frattanto, aveva continuato a firmare assegni a nome della moglie uccisa per coprire i suoi debiti di gioco. Condannato a 24 anni, Tosi aveva scontato ad Opera e a Busto Arsizio 17 anni, 7 mesi e 23 giorni (con due anni di condono per l’occultamento di cadavere e sconti di tre mesi ogni anno per buona condotta) fra il 21 maggio 1987, data del suo arresto, e 20 aprile 2004, quando era stato scarcerato e rimesso in libertà.
Tornando al delitto di ieri, sembra che Tosi abbia ucciso sua sorella Maria Grazia già durante la mattinata, secondo i primi rileivi effettuati sul cadavere (l’autopsia è prevista per domattina a cura dei medici legali Cristina e Pennuto). Resta da stabilire se Tosi abbia liquidato prima la sorella o il cane, un pastore belga di 13 anni. Per il cane è stata usata una vanga da giardino, per la donna il coltello: la versione dei fatti più probabile è che l’animale sia stato eliminato prima, forse suscitando la lite finale. Terribile la scena in casa per gli inquirenti: "sangue dappertutto, asciugamani insanguinati, macchie anche sui muri, da 30-40 centimetri di diametro" riferisce il pm Baraldo, "segni evidenti di un tentativo di difesa da parte della donna e di un inseguimento. Anche l’assassino aveva macchie di sangue su vestiti e scarpe, tanto che gli sono stati sequestrati gli abiti".
L’atroce dramma si è verificato al pianterreno della casa di via Goito 11: Maria Grazia Tosi è stata trovata riversa nel soggiorno, poco lontano, in un lago di sangue, il fedele Zeus. Una vicina, che aveva visto la vittima intorno alle 9, ha riferito di aver sentito alcuni rumori, ma nulla che lasciasse supporre un delitto. Alcune ore dopo si era presentato un parente dei Tosi, che sarebbe stato messo confusamente sull’avviso dall’assassino: l’uomo avrebbe cercato di farsi aprire, trovando tuttavia la porta chiusa, poi si sarebbe allontanato, forse non prendendo troppo sul serio quanto gli era stato detto. Poco dopo Luigi Tosi si consegnava ai Carabinieri, che sulle prime pensavano a un mitomane, salvo ricredersi subito dopo, non appena rinvenuto il corpo e ricollegato il soggetto al delitto di vent’anni prima. Ora Tosi, di nuovo in carcere, deve rispondere non solo di omicidio volontario aggravato dai futili motivi, ma anche di uccisione di animali, reato, quest’ultimo, introdotto nel 2004, e che, come ricorda Baraldo, a sua volta prevede dai tre ai diciotto mesi di reclusione.
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