Un progetto per Varese

Ovidio Cazzola propone una serie di questioni per il futuro di un'area che va oltre il semplice territorio comunale

I cinque anni della prossima Amministrazione comunale saranno, ritengo, decisivi per il futuro della nostra città.

E per città intendo, come da tempo vado ripetendo con scritti e partecipazione a dibattiti diversi, la tendenziale ‘conurbazione’ che si estende dal gallaratese al confine con il Canton Ticino.

Che le prossime elezioni amministrative interessino principalmente il Comune di Varese non significa che il loro esito, chiunque vinca e il suo programma, non si ripercuotano sull’intera area varesina, nel bene e nel male.

Cinque anni decisivi, dicevo, perché la nostra storia possa compiere una svolta di ragione e di passione rispetto alla deriva in atto incapace di scelte per il nostro futuro.

E’ necessario abbandonare distinzioni legate a rigidità ideologiche del passato, superare schieramenti più recenti per capire e coinvolgere ogni energia disponibile a un progetto che si fondi sulla memoria di questa città e sappia immaginare una città più consapevole, più solidale, più bella, riferimento esemplare e guida per tutta l’area varesina.

Il coinvolgimento ampio di persone, ambienti, condizioni sociali e culturali diverse è possibile se si conoscono, si vogliono conoscere e interpretare  le attese dei cittadini, per proporre loro un progetto concreto, previdente di sviluppo. La città va percorsa in ogni sua realtà e devono essere comprese le sue articolazioni sociali, i loro riferimenti culturali.

La ricerca e le proposte di programma devono penetrare due dimensioni, oggi separate, che attendono una ricomposizione: la prima riguarda le persone, le famiglie, le piccole comunità esistenti dotate di una propria autonomia in cerca di riferimenti; la seconda il quadro complessivo che si è andato delineando di aggregazione urbana (più vasta di quella comunale) che presenta caratteri inaccettabili di incontrollata edificazione e di dispersione sociale.

Affermare che questa situazione rappresenta il risultato inevitabile dei processi più generali di globalizzazione senza regole sembra cosa scontata, se per globalizzazione si vuole intendere un rapporto tendenziale prevalente fra gli individui e il mondo che ogni giorno di più entra nelle nostre case: ma la maggiore conoscenza di un mondo irraggiungibile per la sua complessità e diversità non può annullare la necessità e centralità del nostro primario progetto di vita e del nostro bisogno di relazione per realizzarlo nel nostro ambito –questo sì raggiungibile- locale.

Le due dimensioni indicate sono strettamente intrecciate ma soprattutto agendo sulla seconda possiamo ottenere le condizioni che danno spazio e possibilità di crescita alla prima.

Il ’progetto per Varese’ può trovare  qui le proprie prioritarie linee di azione.

La prima questione da affrontare riguarda la riorganizzazione della città reale  (l’Area varesina) attraverso la collaborazione delle comunalità esistenti: i servizi pubblici hanno bisogno di nuova razionalità e adeguatezza; i criteri di mobilità vanno radicalmente modificati: occorre rimuovere l’attuale, pesante condizionamento veicolare dalla vita quotidiana, potenziare i servizi pubblici di trasporto, privilegiare le percorrenze pedonali e ciclabili protette che colleghino le aree verdi attrezzate e monumentali, favoriscano le relazioni cittadine. Le  più civili città europee hanno fatto queste scelte.

Occorre dare accessibilità diversa e privilegiata alle strutture ospedaliere.

Una  seconda questione considera la dispersione abitativa in atto, con diffusi cambiamenti di luoghi di residenza nell’Area che interessano in particolare le famiglie di più recente costituzione alla ricerca di un’abitazione in proprietà o in locazione a condizioni accettabili. Questo fenomeno ‘migratorio’ sta modificando significativamente i ‘pesi’ demografici nell’Area creando nuovi squilibri, ad esempio nell’ambito dei servizi scolastici e di assistenza. Ma soprattutto rallentando o perdendo i legami sociali precedenti mentre difficile è la costruzione di nuovi legami locali.

Se la frequenza scolastica dei figli fino alla scuola media permette la conoscenza fra i nuclei familiari  interessati, mancano altri riferimenti di identità e appartenenza, un tempo costituiti dalla chiesa e dal municipio. E’ indispensabile immaginare e realizzare anche altri luoghi di forte attrattività, di offerta culturale e sociale, di riconoscibilità, di animazione. Luoghi dove anche l’immigrazione extra comunitaria ritrovi accoglienza, attenzione, appartenenza, integrazione. Dove sia nota e attiva l’attenzione e l’iniziativa a favore dei cittadini più anziani.

Realizzare una ‘rete’ di questi luoghi  inseriti con evidenza  accanto ai centri storici o vicino a i complessi scolastici principali e comunque centrali, dotandoli di biblioteche, attrezzature informatiche, sale di incontro e di iniziativa, gestite da animatori culturali e sociali, sottolineare l’importanza del ruolo rappresentativo di questi luoghi, credo sia premessa indispensabile per il rilancio delle comunità, la partecipazione, il progetto comune.

Credo anche nella necessità di un luogo rappresentativo di tutta l’Area (Città) varesina.

Qualche mese fa  ho presentato un progetto per illustrarne l’importanza e le funzioni

Tutto quanto ho prima auspicato si proietta su uno sfondo strategico che la città varesina deve ridefinire.

Dobbiamo domandarci quale sia ancora oggi l’attrattività ambientale, paesistica, monumentale del nostro territorio così ricco di storia, di monti, laghi, vedute. Se la sua attrattività sfolgorante di un secolo fa sia ormai perduta perché non l’abbiamo custodita, perché l’abbiamo offesa e in parte consumata.

Credo personalmente che ci sia ancora spazio per un rilancio a condizione che si sappia immaginare un programma di accoglienza e ospitalità adeguato, idee  e azioni di valorizzazione del territorio e delle sue bellezze. E’ evidente  la rilevanza anche economica del tema.

Dobbiamo domandarci poi quale ruolo può assumere la presenza recente dell’Università che ha avuto finora un carattere defilato e non incidente sulle prospettive di sviluppo urbano, economico e d’immagine della città. Quale evidenza e accessibilità anche in relazione al sistema ferroviario esistente.

Quale rilevanza la presenza monumentale e museale, il sistema culturale nelle sue articolazioni così trascurato, nonostante l’impegno degli addetti, per quanto riguarda il servizio bibliotecario.

Infine, ma senza con questo esaurire i problemi che ci stanno di fronte, la gestione urbanistica del territorio e le sue dotazioni infrastrutturali.

Le considerazioni fatte all’inizio rendono del tutto evidente l’urgenza di una pianificazione urbanistica intercomunale che si fondi sui pregi e le necessità dell’Area considerati complessivamente e nella specificità dei diversi luoghi.  Il Piano territoriale provinciale in corso di definizione dovrebbe costituire al proposito il necessario riferimento da affinare a livello di Area.

Nel frattempo urgente è capire quali siano progetti e tempi realizzativi delle infrastrutture viabilistiche e ferroviarie di cui si parla da tempo.

Chiarito, credo definitivamente, che il capoluogo non possa essere interessato da ulteriori funzioni nel suo nucleo centrale, che la mobilità veicolare dovrà attestarsi prevalentemente su aree di parcheggio perimetrali, che le  tangenziali potranno essere solo conferma e completamento in armonia con l’ambiente dei percorsi esistenti lungo il lago di Varese e nella valle Olona, che occorrerà sostenere sempre con vigore il rispetto dei luoghi abitati il cui attraversamento –se necessario- dovrà anche essere interrato, occorre realizzare alcune opere prioritarie da tempo previste,  per ridurre l’attraversamento del capoluogo, come l’allacciamento della valle Olona con la Valganna e il superamento dell’abitato di Valle Olona.

Il nostro sistema ferroviario, di formazione ottocentesca, attende l’innesto della ‘bretella’ proveniente da Stabio secondo un programma realizzativo non ancora del tutto chiaro. E’ di grande interesse –anche economico- per l’Area varesina la sua realizzazione  per il suo collegamento con le grandi reti ferroviarie internazionali.

Ma tale sistema attende anche la modifica della sua natura per il rafforzamento complessivo dei servizi di mobilità pubblica come prima avevo auspicato. Queste nostre linee ferroviarie devono assumere ormai caratteri, flessibilità e adattamento alla nuova situazione urbana con fermate e attrezzature di accoglienza di passeggeri e sosta veicolare esterni al centro del capoluogo presso i nuovi luoghi collettivi. Indicherei, fra l’altro,  le opportunità offerte dalla tratta ferroviaria da Varese a Laveno (dove ho ipotizzato il ’mio’ centro culturale), da Varese a Malnate, da Varese a Gazzada, nei pressi del nuovo insediamento universitario.

Razionalità e passione ci guidino, come dicevo agli inizi.

Per una città bella, solidale, esemplare.

 

Ovidio Cazzola

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Pubblicato il 27 Gennaio 2006
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