Conte: “Andremo al ballottaggio”
Il candidato del centrosinistra reagisce agli attacchi dell'ultima ora e spiega il suo impegno per Varese
Un mese di campagna elettorale e tre chili in meno per Antonio Conte. "Non so come farò per le prossime due settimane per il ballottaggio". Il candidato sindaco del Centrosinistra è ottimista e replica piccato alle accuse di Fontana ed Ermolli. "Quell’attacco pieno di falsità sul mio ruolo di segretario negli anni di Mani pulite è una grave e inattesa caduta di stile certamente dettato dal terrore di Fontana di non farcela. Per lui questo sarebbe un fatto carico di conseguenze politiche. Valuterò a tempo debito eventuali iniziative da intraprendere nei confronti del brillante avvocato. È il caso di dire povera Varese. Di Ermolli non ho tempo di occuparmi, almeno per ora".
Lei ha avuto diversi testimonial e sostenitori che ricordano con piacere il suo impegno passato per la nostra città. Come mai ora ha deciso di tornare da politico e perché con il Centrosinistra?
«Amo questa città in cui vivo da lungo tempo e in cui ho passato gran parte della mia vita professionale al servizio dell’amministrazione cittadina. Ho avuto il privilegio di acquisire un grande esperienza a contatto con amministratori di diversa estrazione che avevano a cuore il bene pubblico e vorrei poter restituire un po’ di quei contenuti e di quello stile che hanno contribuito alla crescita di Varese in anni che purtroppo sembrano essersi persi nel tempo. Quanto alla scelta di campo la mia è la candidatura di un indipendente in chiaro contrasto con quanto si è visto con l’ultima amministrazione, non a caso conclusa con un commissariamento. Il Centrosinistra ha espresso consenso per larga parte delle mie posizioni, ma sono convinto che a Varese la volontà di prendere le distanze dagli indirizzi delle ultime amministrazioni a guida leghista – di un partito fortemente punito alle ultime elezioni e nemmeno maggioritario nello schieramento di Centrodestra – vada ben oltre i tradizionali schieramenti. So di avere con me il consenso di una parte viva della città, al di là delle etichette».
Quali sono le prospettive per Varese?
«La nostra è una città che affrontare una forte trasformazione: rivedere il suo modello economico di passaggio dall’industria ai servizi, il suo rapporto con l’area milanese, la sua proiezione internazionale di provincia di confine. Siamo fieri delle nostre radici, ma queste, come in ogni albero, devono servire per proiettarci più in alto. Varese deve tornare ad essere una città di forte proiezione europea, recuperare il suo ruolo di Città giardino, un luogo gradevole per vivere e lavorare: quindi una città pulita, sicura, partecipata. E questo in ogni ambito, non solo nei cento metri tra piazza Monte Grappa e Palazzo Comunale».
Quali sono le priorità?
«La città ha un fabbisogno arretrato di infrastrutture e riorganizzazione della mobilità. Forse non basterà un solo quinquennio amministrativo, ma occorre varare una politica in questa direzione. La città giardino non può trasformarsi nel pantano dell’immobilità e del disagio ambientale. Dobbiamo migliorare la vivibilità della città, con attenzione alle periferie e ai punti critici, anche sotto il profilo della sicurezza. Dobbiamo inoltre ricucire il dialogo e il potenziale con le forze vive della città: università, aziende, associazioni, mondo delle associazioni, la stessa amministrazione provinciale».
Come si può far crescere Varese?
«L’amministrazione comunale ha mezzi limitati, ma può esercitare capacità di indirizzo. Nei decenni passati, Varese era una provincia di punta industrialmente. Oggi, in un contesto internazionale mutato, deve far leva sulle competenze, sull’innovazione, sulla capacità di creare un circuito virtuoso tra i diversi protagonisti. In zona abbiamo aziende di punta in ambito nazionale e internazionale, ora abbiamo le università che occorre maggiormente aprire al confronto e al dialogo. Abbiamo voglia di fare cultura. Il Comune può essere un punto di riferimento».
Si parla tanto di turismo e in questo si inserisce tutta la vicenda dell’albergo vicino le Ville Ponti a Biumo, che ne pensa?
«È una questione che va affrontata con serenità. È anche un chiaro esempio di come siano stati gestiti male i rapporti tra l’amministrazione e la Camera di commercio. Occorre riaprire un dialogo e valutare il da farsi. Certamente esistono dei problemi, ma l’idea di un bel centro congressi mi vede molto favorevole. Ho sentito anche delle belle proposte che possiamo valutare quali ad esempio l’idea di una accoglienza diffusa nelle ville ed abitazioni sul colle. Una soluzione più difficile, ma più rispettosa di quell’area».
Come è andata la campagna elettorale?
«Al di là delle ultime brutte uscite dei leader del Centrodestra e della Lega direi bene. Abbiamo parlato molto del programma e delle cose da fare. Insomma non si è fatta propaganda. Ho molta fiducia nelle scelte dei cittadini perché ora sanno quale vuoto lasciano quelli che li hanno governati. Per noi andare al ballottaggio sarebbe già un grande successo anche perché allora la partita sarebbe tutta aperta».
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