Scouts, alpini e operai il motore della solidarietà
Il ricordo dei primi soccorsi e della gestione dei mesi successivi il drammatico terremoto in Friuli
Allora non esisteva ancora la protezione civile. Erano i gruppi scout più organizzati ad avere piccole attrezzature per rispondere alle situazioni d’emergenza. Per noi viterbesi il terremoto in Friuli fu doppiamente uno choc perché il l’ultimo sisma che aveva mietuto vittime era stato a Tuscania (nella foto a destra), proprio a due passi dalla città papale. Venti morti e tutto il centro storico del paese distrutto. Un trauma per tanta parte della popolazione, ma anche per le ferite alle prime due chiese romaniche in Italia. Immagini di distruzione che in me ragazzino nel 1971 lasciarono dei segni forti. La tendopoli era stata issata a tempo di record dagli scout nei giardini del paese. Quegli stessi scout che insieme agli alpini e a tanti operai che arrivarono in Friuli utilizzando le ferie, furono uno dei motori della solidarietà.
Il mio gruppo ebbe ruoli diversi in due periodi. Subito dopo il sisma nella situazione d’emergenza partimmo con turni di dieci giorni ogni squadra di lavoro. Si trattava di dare le risposte più urgenti. Ricordo una scena incredibile con alcuni di noi ancora ragazzini, per lo più minorenni, a dirigere una squadra di militari per tirar su pezzi di tendopoli. C’era una grande confusione e per la prima volta tutta la nostra ingenuità subì un duro colpo.
L’arrivo in Fiuli non faceva capire subito l’entità del dramma. Via via che ci avvicinavamo a Gemona, dove avremmo operato, capivamo quanto il terremoto avesse distrutto. Profonde crepe nelle strade e intere zone abbandonate erano i primi segnali, ma niente a che vedere con quello che avremmo trovato nella zona dell’epicentro del sisma.
La televisione raccontava l’efficenza degli aiuti, la grande risposta dello Stato, ma le cose stavano in ben altro modo e questo fu per giorni uno degli aspetti più inquietanti insieme al dolore di una popolazione colpita al cuore.
Quei giorni furono durissimi. Faticosi, senza spazio per tanti sentimenti e pensieri. Giorni in cui le scosse sismiche si ripetevano al ritmo di una ogni pochi minuti. La terra tremava ancora con un’intensità che ci inquietava. Ricordo una scossa pari a quella terribile del 6 maggio. Un rumore profondo che saliva dalla terra ci fece sobbalzare tutti. Una ragazza di Torino non aveva retto all’emozione decidendo di tornare a casa subito. Al terremoto le popolazioni locali si stavano abituando, ma per noi era ancora drammatico sentire quella terra così irrequieta.
Il nostro gruppo scout tornò poi in Friuli in luglio e da agosto gestimmo diversi aspetti logistici della tendopoli di Trasaghis. Mino Casciani, responsabile del Viterbo 1 divenne il coordinatore dei progetti educativi di una grande area comprendente anche Gemona.
Il nostro lavoro in tutto il mese di agosto fu un’esperienza eccezionale. Avevamo molte responsabilità della gestione di servizi della tendopoli dove vivevano diverse centinaia di persone. Un’esperienza umana incredibile al fianco di un popolo caparbio, che da lì a poco avrebbe dimostrato tutta la propria forza in un processo di ricostruzione che iniziava già a soli tre mesi dalle terribili scosse che lo avevano ferito mortalmente.
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