Un abbraccio indimenticabile
Proponiamo il testo integrale di un articolo scritto da Padre Adelio per il settimanale "Luce" del 16 agosto 1966
Proponiamo il testo integrale di un articolo scritto da Padre Adelio per il settimanale "Luce" del 16 agosto 1966
Ce n’era voluto di tempo per decidermi. Ma ora stavo coprendo con passo risoluto la breve distanza tra la mia casa e quella parrocchiale.
Era una domenica sera. Le grida che riempivano l’oratorio per tutta la giornata si erano dileguate, come si stava dileguando la luce di quella bella giornata di luglio.
Varcai la soglia dell’oratorio: restavano solo due o tre ragazzi che scopavano e rimettevano in ordine; girai lo sguardo; non mi ero sbagliato, era proprio li che dava brevi ordini e lui stesso aiutava a spostare sedie e chiudere finestre.
« Don Luigi – lo chiamai con forza, ma notai nella mia voce i segni dell’emozione – avrei bisogno di parlare seriamente in privato; ho una lettera del mio Rettore» .
Non so che cosa fosse passato nella sua mente in quel momento: certo non mi aveva mai visto così emozionato e mai tra noi, amici e confidenti, c’era stato bisogno di parlare “seriamente”.
Capii il suo stato d’animo quando vidi i suoi occhi grandi e buoni fissarmi profondamente quasi per leggere nei miei il contenuto di quella lettera; certo temeva che potesse contenere il fallimento dei suoi sogni che da otto anni cullava nei mie riguardi e un no del Signore alle sue ansiose preghiere di avere tra i suoi parrocchiani un prete in più.
Lo segui nel suo studio e nessuno di noi osava parlare. La mano mi tremava leggermente quando gli tesi la lettera che portava a caratteri chiari l’intestazione del Rettore del Liceo di Venegono. Furono secondi penosi per me, mentre lui scorreva velocemente le righe scritte di pugno dal Rettore. Quale sarebbe stata la sua reazione? Avrei sentito parole di incoraggiamento, oppure la solita raccomandazione di desistere dal mio intento, di aspettare, di pensare alle difficoltà cui andavo incontro?.
Mentre la mia mente era martellata da questi dubbi, con gli occhi non perdevo la minima reazione che affiorava sul suo volto: notai che i suoi occhi si erano fatti lucidi e una lacrima gli scendeva su una guancia. Depose lentamente la lettera, si alzò senza dire una parola e mi abbraccio: «Grazie, Adelio – mi sussurrò con voce commossa – non te l’ho mai detto, ma tante volte ho chiesto al Signore che ti chiamasse ad essere missionario!”».
Dopo poco minuti eravamo fianco a fianco inginocchiati in Chiesa a ringraziare il Signore per quel soffio di grazia speciale.
Da quel momento tutto per me fu più facile; trovai la forza di comunicare ai miei genitori la mia intenzione di farmi missionario e lui stesso alleviò con parole di incoraggiamento il loro dolore.
A distanza di anni quell’abbraccio si ripete con la stessa forza, la stessa emozione e le stesse lacrime nello stesso settembre: eravamo sull’altare della nostra chiesa sotto gli occhi commossi di centinaia di velatesi; era l’ora dell’addio e tra noi due c’era il Crocifisso che lui, a nome dei velatesi, mi aveva da pochi momenti consegnato perché fosse « il compagno indivisibile delle mie fatiche e peregrinazioni apostoliche».
Ma con me in missione non ho portato solo il suo crocifisso; ho portato il suo ricordo, Don Luigi, ho portato la sua profonda amicizia di padre e confratello , ho portato portato i suoi esempi di autentica vita sacerdotale!
Oh come vorrei essere in mezzo ai suoi parrocchiani a festeggiarlo in questa ricorrenza del suo venticinquesimo di Sacerdozio, per dire a tutti che i suoi venticinque anni di Sacerdozio sono pieni di grazia, sono anni di autentico Sacerdozio, sono anni di continua donazione alle anime!
E se rivolgo a Dio una preghiera, è questa: che lei possa continuare per tanto tempo a fare del bene in mezzo a noi di Velate e che io possa almeno in parte ricopiare il suo esempio di vita e di donazione sacerdotale!
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