“Voglia di mutualismo”: le micro imprese si auto-organizzano
La cooperazione e la solidarietà sono risorse di quel capitalismo personale che forma la nostra economia e la nostra società: il ruolo dei consorzi fidi e delle mutue volontarie
Mutualismo e cooperazione sono le chiavi di volta del capitalismo molecolare e hanno storicamente svolto, e continuano a svolgere oggi, un ruolo particolarmente significativo nell’ambito del sistema delle piccole imprese. I consorzi fidi hanno alimentato la nascita e la crescita delle aziende, mentre le mutue sanitarie hanno offerto un‘alternativa di welfare su misura per i lavoratori autonomi.
A pieno titolo, dunque, il mondo della microimpresa può e deve essere coinvolto quando si discute di nuovo welfare, benessere, qualità, risposte concrete a bisogni reali e quotidiani. E di sviluppo civile.
La ricerca sulla “nuova voglia di mutualismo” realizzata da A.A.ster è giunta a conclusioni chiare: “La quasi totalità degli intervistati è d’accordo sulla tendenza ad una progressiva espansione delle forme di auto-organizzazione sociale di carattere mutualistico. Da questo punto di vista due sono le motivazioni che inducono l’espansione di queste pratiche di mutualismo: la consapevolezza delle limitate risorse disponibili in ambito pubblico e la convinzione che vi siano bisogni emergenti che non sono presidiati né dall’azione pubblica, né da quella del mercato”.
Siamo convinti che ripensare il Welfare in direzione di un maggiore mutualismo e sussidiarietà passi attraverso il superamento della concezione statalista ed assistenziale, ormai incompatibile con la complessità dei bisogni e con la crescente forza della società di mezzo. La società di mezzo si pone infatti come strumento di autoregolamentazione tra Stato e mercato che occorre esaltare e favorire.
La ricerca di A.A.ster ha messo in luce, in particolare, le finalità e gli scopi dei consorzi fidi quali emanazioni delle associazioni di rappresentanza della piccola impresa, da sempre fondate sul concetto di solidarietà e mutualità in una logica di prossimità e accompagnamento nel rapporto tra imprese e banche per la mitigazione del rischio e la concessione del credito. Inoltre, la ricerca ha fatto emergere il substrato storico di contiguità territoriale e culturale tra i consorzi di garanzia e le banche locali, in particolare di credito cooperativo legando, opportunamente, la crescita dei distretti industriali con il sistema dei Confidi. Nel mutato contesto finanziario, i consorzi fidi vengono oggi ad assumere un valore ancora più strategico e vitale se sono in grado di interconnettere le esigenze delle imprese con il valore della prossimità espresso anche dalle banche locali. Per i consorzi fidi si tratta, da una parte, di affrontare le sfide dell’Accordo di Basilea e della nuova legge che li interessa come un’opportunità e non come una minaccia, dall’altra di recuperare e sostenere quella dimensione mutualistica e di sussidiarietà propria della rete dei legami tra attori del territorio.
L’altro fronte del mutualismo, che sorge sull’esempio della felice esperienza di privato sociale che da sempre contraddistingue il modus-operandi del piccolo imprenditore, è quello delle mutue artigiane di tutela sanitaria.
Nelle strutture pubbliche il sistema-Welfare è diventato sempre meno appagante e sempre meno di qualità: i servizi in qualche modo garantiti sono universali, ma proprio questa loro universalità ha burocratizzato il rapporto con il cittadino, distruggendo quelle poche forme mutualistiche che erano sorte intorno ai bisogni di welfare che nascevano “dal basso”. Oggi le mutue artigiane continuano a svolgere il loro ruolo di assistenza (non assistenzialismo) e vicinanza agli imprenditori senza badare a principi di profitto bensì di solidarietà, con un ruolo e un riconoscimento però certamente marginale. Quello che occorre è un sistema misto, fortemente decentrato sul territorio, in cui il soggetto pubblico svolga l’indispensabile ruolo di indirizzo, regia e verifica a garanzia di tutti i cittadini, ma sappia anche valorizzare e mettere in rete le energie offerte dai privati e, soprattutto, dal privato sociale. Più società fa bene anche allo Stato, se si considerano le sollecitazioni e le spinte provenienti dal basso come occasioni per migliorare i beni e i servizi che eroga.
Persona, famiglia, lavoro e impresa: ritorniamo ancora ai pilastri più volte indicati come moventi dell’agire dei piccoli imprenditori e che sostengono una concezione del lavoro e dell’impegno che investe quell’economia solidale con i suoi valori di solidarietà e sussidiarietà mutualistica. Alla complessità, alla mobilità, alla imprevedibilità del mondo d’oggi si può rispondere solo aumentando la capacità di azione, l’intelligenza e la volontà di investire su se stessi.
di Marino Bergamaschi, Direttore Associazione Artigiani della Provincia di Varese
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