“11 settembre? C’è quello americano e quello cileno”
Il consigliere di Rifondazione Comunista contesta le modalità e lo spirito con cui viene ricordato il tragico evento: "Alla commemorazione non ci sarò"
La commemorazione dell’11 settembre è divenuta un appuntamento fisso anche a Busto Arsizio, città che non dimentica quel giorno di caos e terrore. C’è però chi si oppone a commemorazioni che trova parziali e pertanto discutibili. Antonello Corrado, consigliere comunale per Rifondazione Comunista, non prenderà parte alla cerimonia prevista in via XI settembre alle 14,30 di lunedì; ma tiene a spiegare il perchè. "Sia chiaro che condanno nel modo più duro e deciso la violenza terroristica contro gli innocenti, di qualsiasi nazionalità essi siano, e il fanatismo che tale violenza produce" mette le mani avanti il consigliere, "ma non posso non notare in questo tipo di cerimonie atteggiamento di subalternità che sfiorano il servilismo, ad esempio l’omaggio alla bandiera americana. Le stelle e strisce sono il simbolo di un grande Paese, che ha fatto la storia dell’umanità come pochi, ma che non è il nostro – non siamo tutti americani, a differenza di quel che pensa qualcuno – e soprattutto si è creato un gran numero di nemici in tutto il mondo a causa delle sue politiche sempre più scopertamente arroganti ed imperialiste".
Prosegue Corrado: "Quando si dice 11 settembre, io penso certamente alle Torri Gemelle e al Pentagono colpiti e alle vittime, ma penso soprattutto a quell’11 settembre 1973 in cui una cricca di militari rinnegati abbattè il governo parlamentare e democraticamente eletto di Salvador Allende in Cile, un golpe che ebbe un consistente supporto dall’allora governo americano. Quell’evento produsse in pochi mesi tanti desaparecidos torturati ed uccisi per il solo fatto di avere idee di sinistra quante sono state le vittime dell’11 settembre americano. Non mi sembra che questi martiri della democrazia, altrettanto innocenti di quelli del 2001, vengano ricordati con cerimonie pubbliche". Questo evento, secondo Corrado, ha marcato il culmine delle politiche repressive di ogni opposizione reale e potenziale al predominio americano nel mondo, reso poi pressochè assoluto dal tracollo sovietico.
"Negli anni gli Stati Uniti si sono resi odiosi ai popoli dell’America Latina, e infine del Medio Oriente, scacchiere strategico per il petrolio, grazie alla loro avidità e spietatezza nel sostenere regimi amici ma invisi ai rispettivi sudditi. Hanno persino appoggiato la marea montante dell’islamismo politicizzato con la scusa di combattere il comunismo – vedi in Afghanistan. Oggi pagano le conseguenze delle loro scelte politiche dettate da una sete di potere mascherata come impegno per la democrazia. Per questo mi sento in dissenso con lo spirito della commemorazione che si va a tenere: mentre piango le vittime innocenti di New York, non posso dimenticare quelle dell’Iraq, dell’Afghanistan, del Libano e di Israele, uccise dalla stessa combinazione di avidità e arroganza da una parte, violenza e fanatismo dall’altra".
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