«Fiere e mondiali, nuove chances per Varese»

Dal decreto Bersani alle opportunità per le imprese locali: intervista a Daniele Parolo, presidente della Cna

Ferie estive alle spalle, l’economia varesina ha ripreso a lavorare a pieno ritmo. Se da una parte si discute, come nel resto del Paese, degli interventi del governo sul mercato, dall’altra sembrerebbe intravedersi qualche segnale di ripresa per le imprese del territorio. Daniele Parolo, presidente della Cna – Confederazione nazionale dell’artigianato e delle piccole e medie imprese – e membro di giunta della Camera di commercio di Varese, interviene su alcuni dei temi più dibattuti di questi giorni partendo proprio dalle liberalizzazioni introdotte dal Decreto Bersani.

Come valuta questo intervento dell’esecutivo? Si possono già osservare alcuni effetti? 

«È ancora presto per esprimere un giudizio. Penso però che questa manovra non sia in grado di favorire il libero mercato. Lo potrà fare forse su alcuni punti, la vendita dei farmaci o le licenze dei tassisti, ma per avere davvero i risvolti di politica economica e sociale che le imprese attendono si dovrebbe intervenire su altri aspetti, che il "pacchetto Bersani" ha trascurato».

Per esempio?

«L’energia, le assicurazioni, i trasporti, le banche. Ci sono grandi interessi che non sono ancora stati toccati e mi sembra che l’intervento del governo, impostato in questo modo, possa avere solo effetti di facciata e non di sostanza. Prendiamo ad esempio la mobilità: sappiamo che è uno dei nodi centrali per far decollare lo sviluppo eppure non riusciamo a creare strutture che contrastino i monopoli esistenti come quello delle autostrade. Da anni si parla della Pedemontana ma le difficoltà per portare avanti questo progetto sembrano insormontabili e questo è un forte limite per il nostro territorio».

Sulle assicurazioni però il decreto Bersani è intervenuto…

«Sì, ha previsto la decurtazione del 10 per cento sulla polizza Rc auto e sotto questo aspetto il provvedimento potrebbe essere positivo, se non fosse stato introdotto il vincolo che attribuisce alle assicurazioni la scelta dell’officina o della carrozzeria dove i propri clienti devono effettuare le riparazioni. Questo non favorisce di certo la libera concorrenza e introduce un meccanismo che potrebbe strozzare le piccole imprese. Stiamo perciò lavorando, come Cna e in collaborazione con altre associazioni, per avviare un ricorso all’Antitrust affinché intervenga per correggere queste condizioni».

Dopo la chiusura estiva le imprese hanno ripreso a lavorare a tempo pieno: sembra che questo sia un periodo positivo, tanto che alcuni parlano di ripresa dell’economia sia a livello locale che a livello nazionale. Cosa pensa in proposito?

«I buoni segnali per crederlo non mancano ma aspetterei ancora un po’ prima di parlare davvero di ripresa: le conferme si potranno avere solo in futuro. Le aziende varesine, passate le ferie, sembrano essere comunque discretamente impegnate nelle loro attività».

Pensa che dai progetti e dagli eventi che si stanno definendo e che riguardano Varese, parlo in particolare dei Mondiali di ciclismo del 2008, potrebbero derivare delle opportunità per queste imprese?

«Certamente. I mondiali di ciclismo sono un appuntamento importantissimo che merita la massima attenzione. Dovranno essere organizzati degli eventi collaterali e occorrerà attrezzare in modo adeguato le strutture ricettive».

Crede che Varese abbia le potenzialità per farlo?

«Sì, se non brucerà le possibilità che ha a disposizione. Lo ha già fatto con la bocciatura del progetto di ricettività delle Ville Ponti e rischia di farlo a Gavirate sulla questione dell’hub australiano. Varese deve mettersi nell’ottica dell’opportunità che ha a disposizione. Deve organizzarsi, migliorare le infrastrutture e puntare anche sulla formazione degli operatori, soprattutto quelli del turismo».

Quanto pesa quest’ultimo aspetto in relazione alle esigenze dell’economia locale? Una recente indagine Istat sostiene che il numero dei diplomati che decide di proseguire gli studi dopo la maturità sia aumentato, che importanza ritiene che abbia, per un giovane che entra nel mondo del lavoro, avere una formazione specifica, magari di livello superiore?

«Lo ritengo indispensabile. Allo stesso tempo, in relazione alla realtà che rappresento, penso che si debba intervenire seriamente sulla formazione degli apprendisti artigiani. Ora il sistema punta molto su infarinature di cultura in generale e poco sulla specializzazione. Una vera riforma dell’artigianato dovrebbe invece partire proprio dall’istruzione specifica. Su ciò si dovrà lavorare ancora e con le associazioni stiamo puntando molto su questo aspetto, che permetterà di formare in modo adeguato i lavoratori di domani».

Un altro punto che sta a cuore alle associazioni e che è al centro dei dibattiti economici di questo periodo è l’internazionalizzazione. Le organizzazioni che rappresenta – Cna come presidente e Camera di Commercio come membro di giunta – si stanno attivando su diversi livelli per favorire questo processo. Anche le piccole imprese possono internazionalizzarsi?

«Sì, ragionando in un’ottica di sistema. Stiamo cercando di creare delle strade per dare alle aziende la possibilità di lavorare con l’estero. Una di queste è la realizzazione di fiere e di manifestazioni commerciali: eventi che hanno avuto molto successo fuori dall’Italia, penso in particolare al settore della moda ma che dovrebbero essere organizzate con lo stesso spirito anche qui. In questo giocano un ruolo fondamentale le associazioni di categoria poiché spesso le singole imprese non dispongono della massa critica necessaria per attaccare i mercati diversi da quello domestico».

La Cna si è attivata anche per coinvolgere i Paesi vicini, come la Svizzera con il progetto "Plat". Che risultati ha ottenuto?

«Si tratta di un lavoro che tende a migliorare col tempo. Alla Svizzera abbiamo dimostrato, con dati alla mano, che le nostre imprese sanno adeguarsi a normative diverse da quella italiana lavorando con regolarità anche all’estero. Attualmente, grazie a questo progetto, sono molte le imprese varesine che lavorano nel vicino Canton Ticino».

  

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Pubblicato il 20 Settembre 2006
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