Paolo Landi: “Ecco perchè dichiaro guerra alla tv”
L'autore di "Volevo dirti che è lei che guarda te" racconta la sua battaglia contro il piccolo schermo
Paolo Landi, di professione comunicatore e pubblicitario, non accetta le mezze misure. Da anni ha dichiarato guerra alla televisione e a tutto il mondo che le ruota attorno e ha deciso di raccontarlo agli altri senza lasciare spazio ai compromessi. Lo ha fatto parlando, motivando e scrivendo. Proprio il suo ultimo libro, "Volevo dirti che è lei che guarda te. La televisione spiegata ad un bambino", è stato il punto di partenza del dibattito moderato da Adriano Gallina, direttore organizzativo della Fondazione culturale di Gallarate, che ha acceso il pomeriggio di oggi ad Anche io, la festa di Varese News.
Ai genitori che chiedono quali siano i programmi adatti al pubblico dei più piccoli Landi risponde senza esitazioni: "Nessuno, l’unica soluzione per sfuggire alle insidie del piccolo schermo è spegnerlo. Quella di essere spettatori è solo un’illusione, non decidiamo noi di passare del tempo a vedere la tv, è lei che guarda nella nostra vita perfino quando è spenta. Decide come ci divide in target, decide come dobbiamo vestire, di che cosa dobbiamo parlare e perfino qual è il migliore biscotto da inzuppare nel latte quando facciamo colazione alla mattina. Lo fa solo ed esclusivamente per venderci qualcosa perché l’unica lingua che conosce è quella del marketing e dei consumi la pubblicità è così tanto presente da non essere più capace di essere incisiva. Pensiamo agli sponsor delle automobili, siamo in grado di ricordare perfettamente immagini, battute e scenari ma in quanti sanno associare a quelle pubblicità il tipo di vettura presentata?".
Eppure Landi, che dice di non accendere la tv ormai da otto anni, nel mondo della comunicazione continua a lavorare. Ha collaborato con Oliviero Toscani ed è tuttora pubblicitario nello staff Benetton, nei primi anni Novanta ha fatto persino il critico televisivo. Potrebbe sembrare curioso dunque che l’ordine di staccare la spina arrivi proprio da lui. " Non deve stupire se ho deciso di lanciare questo messaggio – ha spiegato l’autore –. Penso infatti che chi opera dall’altra parte dello schermo abbia il dovere morale di comunicare agli altri i pericoli che la logica televisiva può riservare. In modo particolare quando si tratta di bambini. Io sono convinto che proprio loro non debbano mai essere lasciati davanti alla tv, nemmeno con un adulto vicino". Proprio quest’ultimo è uno dei luoghi comuni che l’autore ama sfatare. "Non è vero che la tv vista con a fianco un genitore riserva meno insidie e sono decisamente contrario a chi consiglia di discutere con i bambini dei programmi visti insieme – ha aggiunto -. Ci sono cose, troppo spesso sbandierate negli show e nei telegiornali, che i bambini non devono sapere, prima o poi le impareranno è ovvio, ma crescendo e in modo graduale".
Le sue affermazioni talvolta provocatorie hanno coinvolto il pubblico in un vivace e attivo dibattito. La via di guarigione, secondo il messaggio di Paolo Landi, è dunque soltanto il boicottaggio, spegnere la tv e fare altro. "Non so rispondere a chi mi chiede cosa. Vivere, fare esperienze. Una cosa che ai bambini, ricchissimi di risorse, può riuscire senza alcuna difficoltà. Qualcuno lo ha già fatto: una ricerca dell’Espresso ha stimato un milione e mezzo di persone che hanno abbandonato definitivamente la televisione e chi non credo che chi l’ha fatto sia stato tagliato fuori dalla società".
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