2020: Internet come Matrix?

Più di settecento esperti immaginano il futuro del web. Tra asceti della tecnologia, meno privacy e connettività assoluta

Chi avrebbe immaginato cosa sarebbe diventata internet, anche solo nel 1990? In realtà forse si poteva avere un’idea di massima, capire che si era di fronte a “qualcosa di grosso”, ma certi sviluppi sono imprevedibili. Perché internet è una rete, e come una rete si evolve: su più fronti, in modo non centralizzato e non preventivabile.

In ogni caso, qualcuno ci prova a prevedere il futuro. E non un semplice visionario, ma una equipe di 742 esperti di tutto rispetto, che hanno immaginato internet nel 2020. Tra questi, ad esempio, citiamo guru dell’informatica come Nicholas Negroponte (fondatore del Media Lab al Mit), Gordon Bell (capo della ricerca di Microsoft) e Steve Cisler (ex ricercatore di Apple). Ma ci sono anche esperti dei settori chiave della socialità, come creativi di Disney, insegnanti universitari, operatori della CNN e altre personalità d’avanguardia.

Pew Internet, società che ha svolto le ricerche, ha presentato a tutti i soggetti degli scenari vagamente fantascientifici che rappresenterebbero internet nel 2020, e in base alle reazioni di tutti questi esperti è stato creata una previsione ibrida.

Tra le anticipazioni della ricerca, una desta già grande interesse. Per la prima volta, infatti, è stata teorizzata la figura dei “Tech Refuseniks”. In un futuro in cui tutta la società occidentale sarà perennemente connessa a internet, potrebbe nascere infatti questa minoranza di allergici alla tecnologia, che per scelta rimarranno sconnessi e potrebbero persino intraprendere azioni violente per boicottare le connessioni, e scollegare altri uomini dalla rete. Insomma, questi soggetti considereranno Internet un vero e proprio Matrix da combattere.

In effetti tutti gli esperti sono concordi nel prevedere un’espansione del web in verticale (siti “ufficiali”) e orizzontale (comunità virtuali), oltre che la pervasività della connessione. Ciò significa che saremo sempre connessi, spesso senza fili, a internet da ogni dispositivo, compreso il frigorifero. In generale questo creerà nelle persone un diffuso senso di dipendenza, che al di là delle estremizzazioni dei Refuseniks, sarà comunque percepito come potenzialmente dannoso.

I pericoli alla Asimov dovrebbero essere scongiurati: l’uomo rimarrà (anche se a fatica) il controllore principale della tecnologia, anche se la robotica creerà strumenti intelligenti che lo assisteranno.

Altro fenomeno interessante sarà quello della dequalificazione del valore “privacy”: molti soggetti sveleranno dati personali, volenti o nolenti, attraverso il web. I vantaggi di questo saranno percepito superiori agli svantaggi legati alla perdita di spazi privati.

Infine che lingua si parlerà sul web? Pare che l’inglese sia destinato a dominare, ma non sostituirà mai altre lingue. Nell’infinito del WWW, infatti, ci sarà sempre spazio per altri idiomi, dal mandarino a isole linguistiche minori.

Ovviamente i 742 soggetti che hanno fornito le loro previsioni non sono stati in accordo su tutto. Una forte divisione, ad esempio, deriva dal concetto di Digital Divide. Se tutti riconoscono il web come una delle priorità governative dei paesi in via di sviluppo, ben più difficile risulta valutare se i paesi e le aziende riusciranno ad abbracciare politiche utili a questo scopo. Inoltre non tutti concordano sul fatto che internet possa effettivamente aumentare la trasparenza delle istituzioni, nonostante sia innegabile la corrispondente perdita di privacy da parte dei cittadini.

Dobbiamo fidarci di questi cartomanti tecnologici? In realtà alla magia e alla fantascienza, come alla statistica, non è mai stato affidato un certo rigore. Ma in tanta confusione, una guida di questo tipo ci concede almeno la possibilità di riflettere sui nostri strumenti.

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Pubblicato il 16 Ottobre 2006
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