I sindacati:«La Ratti rischia di chiudere»

Vito Ruggieri, amministratore delegato dell'azienda luinese smentisce l'ipotesi: «Il piano strategico dopo il consiglio di amministrazione»

Preoccupazione dei sindacati Fim e Fiom per la Ratti Meccanotessile di Luino, storica azienda luinese che produce macchinari tessili. Dopo la chiusura della fonderia avvenuta nel 2005 i sindacati dei metalmeccanici parlano di grave situazione di crisi e di incertezza del futuro ipotizzando la chiusura dell’azienda entro la fine dell’anno in corso. Giuseppe Marasco della Fim sottolinea la mancanza di certezze dopo l’ultimo incontro tenutosi con la dirigenza il 17 ottobre scorso:« In quell’incontro l’azienda, smentendo e minimizzando, non ha dato risposte sulla possibile chiusura entro l’anno – sostiene Marasco – e si è presentata con una richiesta di cassa integrazione ordinaria, rimandando ogni scelta strategica sul futuro della società Ratti Meccanotessile ad un imminente consiglio di amministrazione» Il  sindacato a quel punto ha chiesto maggiori chiarimenti sottolineando che «ripresentarsi dai lavoratori con una nuova cassa integrazione ordinaria senza aver chiaro il quadro completo della situazione – sostiene ancora il sindacatao – è sembrato paradossale e grottesco».
Secca la replica di Vito Ruggieri, amministratore delegato di Ratti Meccanotessile, che smentisce ogni ipotesi di chiusura entro l’anno:«Confermiamo quanto dicono i sindacati riguardo al fatto che comunicheremo il piano strategico dell’azienda subito dopo il consiglio di amministrazione – spiega Ruggieri – abbiamo a disposizione due o tre ipotesi e nessuna di queste prevede la chiusura di Ratti Meccanotessile». Rassicura i lavoratori, circa una trentina e tutti in cassa integrazione, l’a.d. dell’azienda luinese ma non i sindacati che ribadiscono la loro contrarietà a qualsiasi ipotesi di chiusura e di speculazione sull’area Ratti, un boccone che farebbe gola a tutti vista la posizione dell’azienda a due passi dal lago. Vito Ruggieri respinge al mittente anche le accuse che riguardano l’acquisto, due anni fa, della Rpm di Lecco, azienda che produce macchine texturizzatrici e che appare ancora in forte difficoltà:«La Rpm non ha pesato, nessun’azienda del settore in Europa se la passa bene – conclude Ruggieri – mentre la Cina produce a pieno ritmo e a bassissimo costo. Questa concorrenza sta alla base della forte crisi del settore»

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Pubblicato il 24 Ottobre 2006
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